HUNGRY HEARTS

Titolo originale: Hungry Hearts; Regia Saverio Costanzo; Interpreti: Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwell; Origine: Italia; Anno: 2014; Durata: 109′

Mina e Jude si conoscono in una buffa circostanza, cominciano a frequentarsi, si innamorano, hanno un figlio.
Dopo aver parlato con una veggente, Mina si convince che il loro bambino sia un essere speciale e che debba essere preservato dalle insidie del mondo. Sviluppa una forma di fobia ossessiva che impedisce al piccolo di crescere e lo allontana dal suo compagno, costringendolo a intervenire in maniera drastica .

Alba Rohrwacher (vincitrice insieme ad Adam Driver della Coppa Volpi per la miglior interpretazione alla 71° Mostra del Cinema di Venezia) in questo film dà un’ulteriore prova delle sue eccellenti capacità attoriali. Ancora una volta Saverio Costanzo traspone sapientemente un libro – Il bambino indaco di Marco Franzoso – in immagini, adattandolo al grande schermo.
Nella sub cultura New Age americana i bambini “indaco” sono bambini che hanno una naturale predisposizione alla spiritualità e alla creatività, e in alcuni casi anche poteri paranormali come la chiaroveggenza, ma la teoria non è supportata scientificamente.

Mina, italiana trasferita a New York, conosce Jude nel bagno di un ristorante cinese nella buffa scena iniziale che sembra promettere toni da commedia romantica.
Il film invece vira quasi subito registro fino ad assumere tinte sempre più “scure” e claustrofobiche. L’uso della camera a mano e i primissimi piani creano una maggiore intimità con lo spettatore, permettendogli di “addentrarsi” nella vicenda dei protagonisti, e facendo percepire in maniera tangibile l’ansia che pervade l’atmosfera di una casa chiusa per mesi al mondo esterno dalla nascita del bambino.
Inquadrature dall’alto deformanti fanno apparire la testa prima di Mina, poi di Jude, molto più grande del corpo, quasi a sottolineare la follia che deforma le loro menti.

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La paranoia s’insedia piano nelle loro vite, prendendone parte in maniera esasperante. Da una breve ripresa della casa si notano i paraspigoli in ogni angolo, piante coltivate sul terrazzo, omogeneizzati senza carne, si sentono messaggi in segreteria di parenti e amici lasciati senza risposta. Al centro della casa c’è Mina incollata al suo bambino, che fa lavare le mani al marito ogni volta che lui rincasa da lavoro e vuole toccare il piccolo.

L’ossessione per l’alimentazione vegana che, pur non essendo errata come sostiene il pediatra, non fa crescere il bambino nei percentili, si unisce alla fobia di esporre il piccolo al sole, allo smog e a tutti gli altri pericoli esterni.
La situazione precipita e Jude si vede costretto a prendere una decisione, mettendo da parte l’amore che pur nutre per sua moglie.
Il sogno ricorrente che Mina racconta una mattina a Jude, un cacciatore che spara ad un cervo nel cuore della notte, nasconde in sè l’ombra inquietante di una metafora preveggente di quello che le accadrà a breve.

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Non c’è una reale presa di posizione da parte del regista, che oscilla tra i vari punti di vista. Quello del marito, Jude, spaventato dal comportamento straniante di sua moglie, a cui cerca di portare via il bambino; quello di Mina che teme di perdere suo figlio e cerca di trattenerlo con tutte le sue forze; e il terzo punto di vista, quello della madre di Jude, che è terrorizzata dalle possibili reazioni psicotiche che Mina può avere verso suo nipote.

Sono sguardi differenti, forse tutti insani e deviati, eppure pieni di amore.

VOTO: 8

 

About Ivana Mennella

Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di recente adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina otto anni fa. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A quasi 40, scrive per questo blog e sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema e’ ancora e resterà sempre la sua più grande passione.

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