DUE GIORNI, UNA NOTTE

due giorni una notte

Titolo originale: Deux Jours, Une Nuit; Regia: Luc Dardenn, Jean Pierre Dardenne; Interpreti: Marion Cotillard,  Fabrizio Rongione, Catherine Salée; Origine: Belgio; Anno: 2014; Durata: 95’

Sandra ha solo due giorni per convincere i suoi colleghi a rinunciare al bonus aziendale, salvandole così il posto di lavoro.

Due giorni, una notte, presentato in concorso all’ultimo Festival del Cinema di Cannes, segna il ritorno dei fratelli Dardenne alle tematiche sociali del lavoro, già presenti nella loro opera d’esordio (La promessa del 1996, sul lavoro clandestino) e nel successivo Rosetta (1999, Palma d’Oro a Cannes), che in Belgio si è rivelato talmente efficace nello smuovere le coscienze da determinare la promulgazione di una legge che ne porta lo stesso nome, finalizzata alla tutela del lavoro giovanile.

In un periodo di crisi conclamata quale quello presente, l’aspetto particolare che si affronta in Due giorni ,una notte non poteva che essere quello della perdita del posto di lavoro.

Sandra (Marion Cotillard, come sempre brava e dentro il personaggio fino all’ultima fibra del suo corpo e della sua anima) lavora in una piccola azienda (dove per legge la rappresentanza sindacale non è garantita) di pannelli solari, un settore che non dovrebbe conoscere crisi. La giovane donna è sposata, ha due figli ed è reduce da una depressione, della quale non ci vengono spiegati i motivi, forse ad indicare un’eventualità in agguato un po’ per tutti  come effetto dell’attuale clima di incertezza generale. Quale anello debole della catena produttiva, nella riorganizzazione aziendale la si può sacrificare senza troppi scrupoli, con un surplus di ferocia: sono gli stessi lavoratori, senza intermediari e senza filtri, a doversi scannare tra loro decidendo se percepire un bonus aziendale pari a 1.000 euro o farle mantenere il posto. La maggioranza preferisce la prima opzione.

Su iniziativa di una collega, Sandra riesce però ad ottenere dal capo una nuova votazione per il lunedì mattina; avrà quindi solo il fine settimana (appunto due giorni e una notte) per convincere i colleghi a rivotare in suo favore.

Con l’aiuto del marito (Fabrizio Rongione), sempre al suo fianco nel sostenerla ed incitarla, Sandra inizia la sua personale via crucis. È stanca, vorrebbe mollare: perché mendicare quello che le spetta? E in caso di risultato favorevole, non sarà troppo stressante lavorare tra persone che hanno votato contro di lei? Come sarà vederle ogni giorno e condividere ore insieme? Si chiede troppo alla sua anima già provata! Sono tanti, continui, i dubbi sul senso di tutta l’operazione e sulla possibilità di riuscita; si generano ansia, stanchezza, anche disperazione. Ma, dall’incontro con l’altro (non a caso principalmente con gli immigrati), nasce a volte una solidarietà insperata, una vicinanza calorosa del cuore che dà la forza di andare avanti.

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Sandra, e con lei ciascun spettatore, verrà in contatto con le più disparate reazioni e situazioni: chi si nega, chi ha da comprare la lavatrice nuova, chi è l’unico a lavorare in famiglia, chi ha paura di perdere il lavoro al suo posto, come anche chi le dà sostegno perché non ha scordato un suo gesto di solidarietà, chi da questo incontro trae esempio e forza per reagire ad una propria crisi personale.

[ *SPOILER ALERT* ] Alla fine Sandra, con un inaspettato e netto ribaltamento di posizioni, verrà messa di fronte ad una scelta speculare ed opposta, dalla quale uscirà vincente: sceglierà se stessa, senza piegarsi alle aspre logiche di una svendita di mercato. L’annullamento della solidarietà che infine le si chiede si tradurrebbe in una insopportabile personale disistima: un prezzo troppo alto da pagare.

Il film dei Dardenne è essenziale e avvincente, ci fa riflettere senza pietismi e con intelligenza. Si tratta della la vita vera, con le sue imperfezioni, senza addomesticamenti, senza filtri.

Fotografia, recitazione, sceneggiatura, tutto contribuisce a farci sentire la storia sulla pelle, facendo scattare un forte meccanismo di immedesimazione con i personaggi, primo fra tutti Sandra, e con le ragioni esposte di volta in volta da ciascuno di coloro che si susseguono, tanto che la nostra tensione e curiosità crescono sempre più man mano che si avvicina il fatidico lunedì mattina della votazione.

Un meccanismo, quello dell’immedesimazione, che si innesca anche grazie ai movimenti della macchina da presa che segue la protagonista costantemente, da vicino, il più delle volte in soggettiva, dandoci la sensazione di essere noi a dover fare quella richiesta, a dover subire le risposte. A ciò, si aggiunge l’ulteriore particolare della ripresa spesso effettuata a campo medio, con figure tagliate e il più delle volte di profilo: Sandra può essere chiunque ci passi accanto, seduto vicino a noi sull’autobus o nella macchina che ci affianca.

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Sandra, con la sua voglia ritrovata di reagire e di vivere, riesce davvero ad uscire dalla depressione che l’ha colpita: perché si sta male non solo senza lavoro, ma anche senza andare verso se stessi, costringendoci a compromessi che non ci corrispondono e ci annullano.

Tra le sequenze più emozionanti quella girata in macchina, di notte, con il sottofondo della musica rock (Gloria degli U2), quando anche la sua amica riesce a dire “no” ad una vita non sua. La forza di seguire se stessi, la propria anima, di fare il proprio bene è contagiosa, salvifica e vitale, punto di partenza fondamentale per ogni successiva ulteriore conquista. Forse i Dardenne vogliono dirci che è proprio questa la strada per uscire dalle crisi, personali e sociali.

VOTO: 8.5

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About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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