TUTTI VOGLIONO QUALCOSA

Titolo: Tutti vogliono qualcosa; Titolo originale: Everybody wants some; Regia: Richard Linklater; Interpreti: Blake Jenner, Zoey Deutch, Glenn Powell, Finnegan; Origine: Usa; Anno: 2016; Durata: 116’

I tre giorni che precedono l’inizio delle lezioni al college di Jake, giocatore di baseball della squadra universitaria, tra bevute, party e amori.

Naturale prosecuzione di La vita è un sogno (1993) e in qualche modo anche di Boyhood (2014), con Tutti vogliono qualcosa Richard Linklater continua la sua ricerca/riflessione sul trascorrere del tempo in un particolare momento della vita: il passaggio dalla gioventù all’età adulta, idealmente rappresentato per la cultura americana dall’inizio del college.

È la fine dell’estate del 1981: Jake (un delizioso Blake Jenner di provenienza Glee), alla guida della sua Oldsmobile 444 azzurra nella quale ha caricato le cose per lui più preziose (i vinili e il giradischi), si sta dirigendo verso la Southest Texas University dove giocherà nella squadra universitaria di baseball; la radio passa a tutto volume My Sharona dei Knack, accompagnando il suo arrivo al campus tra belle ragazze in hot pants, allettanti promesse di felicità nella splendente luce di una giornata piena di sole.
Tra tre giorni inizieranno le lezioni, ma per ora la vita appare sospesa in un non tempo carico di “qui ed ora” e felicità.
Approdato nella casa che condividerà con il resto della squadra, Blake fa la conoscenza di una serie di personaggi strampalati: il logorroico Finnegan, i senior prepotenti Roper e McReylonds, il pacifista Willoughby, Nesbit con la fissazione per le scommesse che puntualmente perde, il ragazzino ingenuo Brumley, tutti accomunati da un programma alquanto impegnativo: alcol, party e ragazze.

Il gruppo di maschi alfa, caratterizzati da un fortissimo senso di competizione sia che si tratti dell’allenamento della squadra vera e propria, sia che si tratti di una semplice partita a ping-pong, si divide tra il Sound Machine disco bar, locale ideale per abbordare le ragazze, birre, feste e giochi, in una ininterrotta spirale di divertimento e gioia di vivere, in un eterno presente dove il sole splende sempre e dal quale sono scacciate le dimensioni del passato e del futuro, in un crescendo di energia vitale e gioia di vivere, dal ritmo spensierato, divertente e divertito.

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Ecco quindi che in coerenza con tale narrazione la fotografia è solare, anche nelle scene notturne, i protagonisti esprimono un’emergente energia fisica che schizza fuori dallo schermo e i dialoghi sono divertenti.

In questo scenario d’inebriante libertà tutto è possibile, anche l’amore. Quando le lezioni avranno inizio, si potranno pur chiudere gli occhi, per fermarsi all’attimo presente: il futuro è una dimensione senza senso.

Svariate sono le scene esilaranti: tra tutte quella di gara di schicchere sulle nocche e quella dei riti di iniziazione dei nuovi arrivati della squadra, appiccicati con il nastro adesivo al muro, verso i quali si scagliano colpi di palla lanciata con la mazza da baseball. La storia inoltre ci conduce tra le varie realtà giovanili, visivamente ben rappresentate: quella disco del Sound Machine, quella dei country-addicted, quella punk, quella degli artisti, in un vortice di party e divertimento che raggiunge il suo climax durante la festa a casa della squadra.
Gli inizi degli anni 80, rappresentati con dovizia di particolari nell’abbigliamento, nei giochi (il tavolo da ping-pong, il biliardino, il videogioco Space Invaders, il flipper), nelle storiche copertine dei vinili, nelle videocassette e ovviamente nel modo di comunicare (deliziosa la scena split-screen, nella migliore tradizione della commedia hollywoodiana, che riprende la chiacchierata al telefono tra Jake e Beverly – i cellulari ancora non esistevano!) sono quelli della giovinezza dello stesso Linklater (classe 1960), rievocati senza l’ombra malinconica della nostalgia, ma come celebrazione della vita al suo massimo fulgore.

Accattivante inoltre la colonna sonora con svariati pezzi disco e alcuni classicissimi: Hearth of glass dei Blondie, Good Times roll dei Cars e soprattutto il primo pezzo rap della storia, Rapper’s delight dei Sugarhill Gang cantato da tutta la squadra mentre va a zonzo in macchina in una delle scene più accattivanti del film.

 

 

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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