THE GREEN INFERNO

Regia: Eli Roth; Interpreti: Lorenza Izzo, Ariel Levy, Aaron Burns, Sky Ferreira, Nicolás Martinez, Kirby Bliss Blanton, Magda Apanowicz, Matías López; Anno: 2015; Origine: USA; Durata 103’

Justine decide di unirsi a un gruppo di ecologisti in partenza per il Perù e la Foresta Amazzonica con lo scopo di fermare una multinazionale decisa a distruggere quella terra incontaminata e la popolazione indigena che vi abita. Grazie ai loro telefoni cellulari e alla possibilità di denunciare in diretta streaming l’azione dei bulldozer, il gruppo ferma l’operazione con successo. Nel viaggio di ritorno, a causa di un incidente aereo, i ragazzi restano bloccati nel cuore dell’Amazzonia, costretti ad affrontare l’ira cannibale degli autoctoni.

Eli Roth con The Green Inferno rende omaggio al cinema cannibal italiano degli anni Settanta, in particolare ad autori come Deodato, D’Amato, Lenzi e Martino. Il regista americano, come ci si aspetta, segue la tipica struttura di questo genere cinematografico: il tentativo degli indigeni di sconfiggere l’uomo occidentale attraverso cruente pratiche cannibali. I punti cardine della vicenda sono scontati e fin dall’inizio prevedibili, ma soddisfano le aspettative dei cultori del cannibal.

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Nonostante Roth si mantenga fin troppo coerente con il modello che lo ispira, a livello dell’intreccio riesce ad inserire qualche scena inaspettata, ma gran parte del processo di modernizzazione delle trame tipiche degli anni Settanta avviene grazie all’uso di telefoni cellulari, dirette streaming e localizzatori GPS. Fedele al filone cui fa omaggio, Roth apre una critica ai media colpevoli di distorcere le informazioni e la realtà, ma allo stesso tempo sembra tessere un elogio al potere mediatico e dell’opinione pubblica, le uniche armi per fermare i soprusi di chi sta al potere. Il finale è un omaggio a Cannibal Ferox di Lenzi, ma Roth decide di lasciarlo aperto facendo intendere allo spettatore che il film avrà un seguito: sembra che in effetti il regista sia già alle prese con il sequel.

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Le scene splatter e gore sono ben riuscite: come tutti sanno il sadismo è il marchio di fabbrica di questo autore. Ma forse proprio per questa ragione The Green Inferno non sbalordisce e impressiona tanto quanto il famoso (e discusso) Hostel, nonostante non sia consigliato agli stomaci deboli. Ciò che davvero impressiona non sono i corpi smembrati o la figura minacciosa dei cannibali selvaggi, bensì la cura e la dedizione con cui le donne del villaggio preparano la carne umana per conservarla e consumarla, alla pari della carne di un qualunque altro animale. Allo stesso tempo lo stato di prigionia porta i ragazzi sopravvissuti a una forma di regressione, allontanandoli sempre più dalle comuni regole civili, al punto di defecare e masturbarsi di fronte a tutti.
The Green Inferno trascina lo spettatore in uno stato di tensione dovuto all’impossibilità di capire le intenzioni degli indigeni, senza però toccare alti vertici. Rimane comunque un film da vedere almeno per il piacere che può dare il revival di un cinema quasi dimenticato.

di Laura Rubin

 

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