THE FATHER – Nulla è come sembra

Titolo originale: The Father; Regia: Florian Zeller; Interpreti: Anthony Hopkins, Olivia Colman, Olivia Williams, Imogen Poots, Rufus Sewell; Origine:UK; Anno: 2020; Durata: 1’37’’.

Quante volte abbiamo pensato:”Chissà com’è perdere la memoria, chissà come realmente vive la mente di un malato di Alzheimer, cosa sente, cosa prova, come funziona questa terribile malattia della quale ancora si sa pochissimo.”.

The Father, il film di Florian Zeller (giovane drammaturgo francese qui alla sua opera prima come regista, tratta da un suo precedente lavoro teatrale), si propone questo difficile obiettivo, ampiamente raggiunto grazie a tre principali elementi.

Tramite una narrazione non lineare, ma circolare, ellittica, che riparte innumerevoli volte dallo stesso punto inziale, come un nastro che si riavvolge continuamente, come un quadro di Escher, mischiando le carte e sconvolgendo quelli che sembrano punti assodati.

Tramite un percorso di luogo (la casa di Anthony), deposito di memoria e di vita, che si scolla da ciò che è per diventare altro, dove quello che è sempre stato fisso (un quadro sul camino) scompare, dove le porte si aprono su esperienze passate o su luoghi altri rispetto a quelli soliti.

Tramite una sovrapposizione/scambio di volti, di persone, dove le azioni sono le stesse, ma i tratti morfologici cambiano, con una conseguente confusione di ruoli.

Districarsi in questa matassa diventa difficile anche per lo spettatore che riesce ad orientarsi e a comprendere il punto di vista di Anthony con non poca iniziale difficoltà, perché niente è come sembra.

Anthony (un eccelso Anthony Hopkins che per questo ruolo ha vinto l’Oscar come migliore attore protagonista) è malato di Alzheimer. Tra sbalzi di umore, perdita di riferimenti, vuoti di memoria, il suo non riconoscere esterno approda ad un non riconoscere interno. Perdendo i ricordi, che sono la nostra storia, non riconosciamo più noi stessi ed ineluttabilmente l’interrogativo passa dal Chi sei? al Chi sono?

Nel suo percorso di progressivo straniamento, che genere panico e disperazione, Anthony è accompagnato dalla figlia Anne (Olivia Colman, nomination all’Oscar come migliore attrice non protagonista) la quale divide con lui l’esperienza di dolore e perdita, giacché quella dell’Alzheimer in particolare è una malattia che colpisce non solo chi patisce, ma anche chi accudisce.

Oltre lo strazio per la perdita progressiva del padre, Anne vive la perdita di sé, impegnata com’è in un’assistenza necessariamente totalizzante come energia fisica e sentimento, in un continuo dibattersi tra senso di colpa e rispetto di sé.

In questa maledetta malattia niente è facile, non ci sono sconti per nessuno, né per chi la vive, né per chi assiste il malato.

I due percorsi si intersecano: quello di Anthony verso l’annullamento di sé e quello di Anne che, vincendo con difficoltà i suoi sensi di colpa, si riappropria della sua vita nell’unico modo possibile: staccandosi e delegando l’assistenza.

Non è un caso che accanto al Padre ci sia una Figlia: sono le donne a farsi carico ancora della maggior parte dell’assistenza agli anziani, le c.d. care-givers, alle quali non è riconosciuta alcuna forma di tutela economica, un comodo espediente per uno Stato Sociale sul tema fortemente assente. L’accudimento è lasciato di fatto nelle braccia delle donne, rimanendo essenzialmente materno (come l‘ultima sequenza ci suggerisce), con il forte pericolo, quasi regola, che sfoci nell’annullamento di sé, tendenza con la quale le donne devono da sempre combattere.

Anne non senza difficoltà riesce a staccarsi da questo schema, ma alla fine Anthony resta pur sempre tra braccia femminili, invocando la mamma, prima parola che un bambino impara e ultima che ricorderà quando tutto il resto sarà svanito.

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

2 thoughts on “THE FATHER – Nulla è come sembra

  1. Bellissima recensione, ottima sintesi del film e perfetta analisi dello strazio che vive il malato di Alzheimer e la famiglia che lo accompagna 👏🏻

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