IL SOL DELL’AVVENIRE

Regia: Nanni Moretti; Interpreti: Nanni Moretti, Margherita Buy, Silvio Orlando, Barbara Bobulova; Origine: Italia; Anno: 2023; Durata 95’

Oggi inizia la settantaseiesima edizione del Festival di Cannes e tra le pellicole italiane candidate, oltre a Rapito di Marco Bellocchio e La chimera di Alice Rohrwacher, c’è Il sol dell’avvenire di Nanni Moretti uscito nelle sale lo scorso 20 aprile.

Un intreccio di citazioni cinematografiche e meta cinema regge la trama de Il Sol dell’avvenire. Il risultato è un film che riflette su sé stesso, su un passato felice e su un presente vuoto, privo di valori, di sostanza. È la crisi di tutti i sogni andati in pezzi al risveglio. Il sogno della Sinistra, il sogno dell’amore eterno, la stessa macchina dei sogni per eccellenza che è il Cinema.

Giovanni, il protagonista del film interpretato da Nanni Moretti, è un regista. Ha una moglie, un’ideologia e un’idea precipua del mondo, ma il Tempo tocca le cose e le corrompe. La politica delude mostrando il gap tra teoria e pratica come nel film che Giovanni sta girando e il cui finale prevede (simbolicamente) il suicidio del protagonista, fervente comunista; i matrimoni finiscono e Paola, sua moglie, interpretata da Margherita Buy, vuole lasciarlo: il cinema si piega a dettami del marketing (forte qui la critica a Netflix) e il suo film rischia di non vedere mai la luce per la mancanza di un produttore.

Tutto sembra destinato al fallimento, ma stavolta Moretti abbandona il disincanto scettico e pessimista che, sebbene puntellato di ironia, contraddistingueva i suoi lavori precedenti. Qui vediamo un Moretti diverso. Giovanni/Nanni tira calci a un pallone, canta, s’improvvisa in una danza, prova a cambiare sguardo sulle cose per cambiare il finale tragico del film che sta girando e della sua vita. Un Moretti che sorprende anche nelle scelte musicali della colonna sonora che attinge brani anche dal pop italiano, ma in maniera sempre funzionale al meta discorso che porta avanti.

Molte sequenze sono chiari omaggi ai grandi del cinema, Fellini, Jacques Demy, Cassavetes, ma non mancano riferimenti anche alle precedenti pellicole di Moretti (come Palombella rossa e Caro diario).

Il Sol dell’avvenire è un film che si dirama in più livelli, offrendo più chiavi di lettura e soprattutto spunti di riflessione su dove sia arrivato il cinema oggi e con esso anche la politica e la società.

A differenza di Tre piani e di altri film di Moretti il cui messaggio mi è arrivato  immediatamente insieme al pianto o alla risata, con  Il Sol dell’Avvenire non è successo. Uscita dal cinema mi confrontavo con chi mi chiedeva “Ti è piaciuto?” e io che amo Moretti non sapevo cosa rispondere. Ho lasciato allora lì dentro di me sedimentare le sensazioni e i pensieri sorti durante la visione e solo dopo un po’ di tempo ho visto depositarsi sul fondo cosa emergeva, collegando tutti i rimandi e le citazioni e i film (girati/sognati/scritti da Giovanni/Nanni) nel film a cui avevo assistito per un’ora e mezza, immersa nello splendido buio silenzioso della sala.

Il primo film di Moretti (Io sono un autarchico) è uscito nel 1976, quando sono nata, e da allora Moretti nei suoi lungometraggi non ha mai smesso di parlare di sé e attraverso sé stesso anche della società, della politica e di come queste siano cambiate spesso anticipando in maniera lungimirante gli accadimenti come in Habemus Papam. Lo stile di regia e di recitazione adottato è sempre stato così personale da renderlo a volte odioso a qualcuno, ma per me si conferma ogni volta non un grandissimo attore, ma certamente uno dei registi migliori del panorama italiano.

Questa recensione l’ho potuta scrivere solo oggi, dieci giorni dopo la visione del film e in occasione dell’apertura del 76esimo Festival di Cannes che lo vede partecipare nella lista dei film italiani in concorso insieme a Rapito di Marco Bellocchio e La chimera di Alice Rohrwacher.

Noi tifiamo ovviamente per loro, registi che declinano in tre modi differenti l’essenza del cinema italiano. Bonne chance!

About Ivana Mennella

Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina nel 2007. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A 40 sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema è ancora e resterà sempre la sua più grande passione.

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