FAVOLA

Regia: Sebastiano Mauri; Interpreti: Filippo Timi, Lucia Mascino, Luca Santagostino, Sergio Albelli, Piera Degli Esposti; Origine: Italia; Anno: 2017; Durata: 87’

USA, anni Cinquanta. Fairytale conduce una vita all’apparenza serena in una graziosa casa con il marito Stan e la sua adorata barboncina Lady.

Peccato che la cagnetta in realtà è impagliata e suo marito è un uomo assente e violento.

Ma dato che ogni Favola deve avere un lieto fine, Fairytale, che la favola ce l’ha nel nome, farà di tutto per trovare il suo anche a costo di sovvertire la più granitica delle certezze.

In un periodo storico come questo in cui non possiamo andare al cinema e a teatro, sono il cinema e il teatro a venire a casa nostra. Ma è la stessa cosa?

L’esperienza sensoriale e sociale offerta dalle sale cinematografiche e dai teatri non è neanche lontanamente comparabile a quella casalinga. Si può essere in famiglia, si può stare stravaccati su comodi divani davanti a schermi TV di 370 pollici, 4K OLED di ultima generazione con sistema audio in dolby surround, home cinema, Acoustimass (sparo a caso, non ci capisco nulla), ma sarà sempre un’esperienza diversa e di qualità inferiore rispetto all’andare in sala. È la differenza che percepisce un pesce tra lo stare in una boccia sul tavolo della cucina e sguazzare nell’oceano. Chiedete a un pettirosso se predilige una grande gabbia d’oro zecchino o il cielo.

Ma tant’è, per ora questo passa il convento. Di clausura aggiungerei.

E allora meno male che almeno esistono le piattaforme per sgattaiolare fuori dalla realtà per qualche ora ed entrare in un’altra che, sebbene virtuale, è comunque migliore dell’attuale.

Alcuni potrebbero non aver voglia di sottoscrivere abbonamenti a piattaforme quali Netflix, Sky o Prime Video.

“Pago già il canone Rai che mi hanno ormai infilato in bolletta!” mi ha detto una volta qualcuno.

“Allora guarda Rai Play!” gli ho suggerito.

Alcuni forse ancora non conoscono bene questa interessante piattaforma che offre gioiellini di celluloide spesso ignorati. Tra questi, qualche giorno fa, ho scovato Favola di Sebastiano Mauri.

Trasposizione di una pièce teatrale di Filippo Timi andata in scena al Teatro Franco Parenti nel 2011, questa brillante commedia queer ipnotizza occhi e orecchie con il suo prisma faccettato dai brillanti colori pop.

Scenografie, costumi, dialoghi, recitazione, movimenti di camera, musiche (la colonna sonora originale di Pivio e Aldo De Scalzi e le canzoni originali di Gala e Martellotta sono meravigliose) tutto in Favola avvolge e coinvolge.

Entriamo in casa di Fairytale, una desperate housewife anni Cinquanta interpretata dal bravissimo Filippo Timi, splendido anche in collant e tacco 12.

Il primo effetto di straniamento lo percepiamo quando osserviamo i vari landscape che si scorgono dalle finestre di casa. In una intravediamo un paesaggio in stile Far West con rocce rosse sullo sfondo e alti cactus, da un’altra lo skyline dei grattacieli di Manhattan, mentre la finestra che dà sull’ingresso ci mostra il classico porticato di una cittadina di provincia americana con la patriottica bandiera a stelle e strisce.

Lo spettatore perde quindi da subito il senso dell’orientamento e questa è la chiave di lettura del film in cui tutto ciò che sembra in un modo mostra subito un altro lato. Con un ritmo frenetico e inconsueto Sebastiano Mauri utilizza l’impalcatura delle vecchie commedie americane alterandone toni e colori, quelli sgargianti della fotografia di Renato Serra, e giocando con gli eccessi per mostrare la dimensione fasulla dei cliché dell’epoca.

L’apparenza, borghese, inganna. Fairytale sembra felice ed innamorata di suo marito, Stan, ma lui in realtà è un uomo violento e talmente assente che comparirà solo per dieci minuti durante il film. La sua vicina di casa e amica, Emeralde, sotto belletto e vestiti alla moda nasconde una profonda infelicità e frustrazione; i tre gemelli Tim, ballerino di mambo, il timido Ted e Glen, tombeur de femme, non sono quelli che sembrano.

Perfino il barboncino Lady non è un cane vero ma è impagliato.

Insomma, di favola c’è solo la dimensione di non reale, di finto e più che un fairytale sembra una Favola nera.

La perfezione estetica si rivela fasulla già nella sua pronuncia con la “z” sonora che Timi/Fairytale enfatizza in ogni parola contenente la lettera zeta.

Guardando Favola sembra davvero di assistere finalmente a qualcosa di nuovo, di ancora non visto, capace di sorprendere, di far ridere, di far riflettere utilizzando un’ironia in maniera differente, fuori dagli schemi toccando con grazia stilistica i temi dell’omosessualità e del transgender.

Mauri e Timi riescono non solo a trovare il punto di giusto equilibrio tra serio e faceto, ma lo fanno utilizzando una cifra stilistica così originale da sembrare di star guardando Favola per la prima volta anche ad una sua seconda visione.

About Ivana Mennella

Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di recente adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina otto anni fa. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A quasi 40, scrive per questo blog e sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema e’ ancora e resterà sempre la sua più grande passione.

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