TRUE DETECTIVE: la storia, i temi, i personaggi

true-detective-52c3ace03064cRegia: Cary Joji Fukunaga
Sceneggiatura: Nic Pizzolatto
Interpreti principali: Matthew McConaughey (Rust Cohle), Woody Harrelson (Martin Hart), Michelle Monaghan (Maggie, moglie di Marty), Michael Potts (detective Gilbough), Tory Kittles (detective Papania), Alexandra Daddario (Lisa, amante di Marty)
Anno: 2012
Origine: USA
Emittente televisiva: HBO
Stagione: 1
Numero episodi: 8

 

Il cadavere di una donna violentata e torturata viene trovato in un campo, sistemato con modalità che ricordano quelle di un rito satanico e collegabili ad un serial killer apparentemente incastrato anni prima. Il caso viene riaperto e vengono interrogati i detective che se ne occupavano, Rust Cohle (Matthew McConaughey) e Martin Hart (Woody Harrelson).
Il racconto si snoda attraverso l’alternanza di due piani temporali: quello delle indagini svolte dai detective nel 1995 e l’interrogatorio al quale i due vengono sottoposti 17 anni dopo, nel 2012.

Gli ex colleghi, non più in contatto da anni a causa di discrepanze caratteriali e personali, si riuniscono per tentare di risolvere parallelamente alla polizia il caso che per una serie di vicissitudini avevano abbandonato.

Creatore della serie e autore della sceneggiatura è Nic Pizzolatto, scrittore di un romanzo (Galveston) e di alcuni racconti brevi, nonché penna di due episodi della prima stagione di The Killing.
Dietro la trama di True Detective, la commistione di influenze di una serie di autori che hanno contribuito alla sua formazione e a cui si è detto particolarmente legato: Dashiell Hammett, Howard P. Lovecraft, Thomas Ligotti, Laird Barron. Genere pulp e noir si uniscono quindi alla dark fiction con richiami all’horror, al fantasy e al gotico.
La storia del detective che deve risolvere un caso e la rappresentazione del mondo come luogo degradato e ingiusto (tipiche del genere noir) sono arricchite da riferimenti letterari e – soprattutto – immaginifici, appartenenti a molteplici fonti, più o meno popolari. Non da ultima, l’allusione esplicita alla figura “maledetta” del re in giallo e all’ambientazione di Carcosa, citati e inventati dallo scrittore Robert Chambers alla fine del XIX secolo e via via tramandatisi nella letteratura e nella cultura americana.

yellow king

Il sottotesto della vicenda, quello che viaggia parallelamente al racconto della risoluzione del caso e che con esso si intreccia, narra il percorso di un uomo (Rust) verso l’accettazione di fatti che hanno segnato la sua esistenza (nella fattispecie la perdita della figlia e del padre, e la fine del suo matrimonio) e l’approdo ad una visione diversa delle cose. Il nichilismo da lui ostentato si collega al concetto dell’eterno ritorno nietzschiano: la sensazione di inesorabilità degli eventi e di impotenza nei confronti del loro ripetersi gli attribuiscono, certo, l’atteggiamento disincantato e refrattario tipico dei detective hard-boiled, ma anche una saggezza profonda, quasi sibillina. Rust è un detective a tratti molto poco concreto e molto poco convenzionale, quasi un visionario che si affida alle proprie sensazioni, alle proprie allucinazioni. Una sorta di “poeta maledetto” in cerca di correspondances tra le cose, tra i simboli, che parla per metafore e immagini (e che, in questo senso, ricorda vagamente, anche per la sua gestualità, l’ispettore Abberline/Johnny Depp de La vera storia di Jack lo Squartatore).

Come da manuale, l’universo in cui si muovono i detective è un universo eminentemente maschile, in cui le donne esistono solamente in quanto vittime o espediente narrativo necessario a sviluppare le storie e le figure dei protagonisti. Per Rust il mondo è un luogo degradato e irrecuperabile, popolato da persone orribili che commettono crimini e da persone ancora più orribili che li coprono, un luogo in cui la giustizia non sempre è dalla parte del bene, in cui si è principalmente soli. Marty costituisce in un certo senso la sua controparte: tanto Rust è visionario e fedele alla propria morale, quanto questi è pragmatico e incoerente nei confronti della propria (pur amando la propria famiglia continua a tradire la moglie con una giovane stenografa di tribunale). Ma è anche, alla fine, colui che permette a Rust una conciliazione con il mondo, colui che gli dona quel poco di speranza necessario per andare avanti.
I due personaggi si aiutano e si completano a vicenda e, se non fosse per le modalità “maschili” con cui costantemente lo fanno (ovvero a suon di botte e di insulti), sembrerebbe quasi di non essere di fronte a due “true” detective (perlomeno quelli che una certa tradizione letteraria richiederebbe).

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About Elena Cappozzo

Dopo la laurea in Filologia Moderna a Padova, studia Film Writing a Roma. Sognando di scrivere “per”, scrive “di” (cinema) qua e là, accendendo ogni tanto un cero a San...SetBlv. Il grande schermo è il suo primo, assoluto amore ma le capita con discreta frequenza di tradirlo con quello della tv e persino con quello del pc (quella da Youtube e serie tv è in realtà una dipendenza piuttosto grave, no judging.)