Serie TV – HOUSE OF CARDS

 

WHY.

5 MOTIVI PER GUARDARLA:

  • Frank Underwood (Kevin Spacey) e Claire Underwood (Robin Wright)
  • Giochi di potere ai massimi livelli
  • Personaggi così cattivi e così affascinanti sono rari
  • La politica non è mai stata così interessante
  • Suspense suspense suspense

LE FRASI:

«Money is the McMansion in Sarasota that starts falling apart after ten years, power is the old stone building that stands for the centuries. I cannot respect someone who does not see the difference.» Frank Underwood

«I love that woman. I love her more than sharks love blood.» Frank Underwood

«For those of us climbing to the top of the food chain, there can be no mercy. There is but one rule: Hunt or be hunted. Welcome back.» Frank Underwood

«I’ve done what I have to do. Now you do what you have to do. Seduce him, give him your heart. Cut it out and put it in his fucking hands!» Claire Underwood

Jackie Sharp: «Mr. Vice President, what you are asking is just shy of treason.»
Frank Underwood: «Just shy, which is politics.»

????????????Autore: Beau Willimon
Regia: David Fincher, James Foley, Carl Franklin, et al.
Sceneggiatura: Beau Willimon, et al.
Interpreti principali: Kevin Spacey (Francis “Frank” J. Underwood), Robin Wright (Claire Underwood), Michael Kelly (Doug Stamper), Kate Mara (Zoe Barnes), Corey Stoll (Peter Russo), Mahershala Ali (Remy Danton), Michael Jill (Garrett Walker), Molly Parker (Jackie Sharp), Sakina Jaffrey (Linda Vasquez), Gerald McRaney (Raymond Tusk), Ben Daniels (Adam Galloway)
Anni: 2013 – in produzione
Origine: USA
Emittente televisiva: Netflix (in Italia trasmesso da Sky Atlantic)
Stagioni: 2
Numero episodi: 26

Frank Underwood, deputato democratico, capogruppo della maggioranza al Congresso e a capo della campagna che ha portato all’elezione di Garrett Walker come 45° Presidente degli Stati Uniti d’America, vede le sue ambizioni sfumare quando gli viene negata la nomina a Segretario di Stato, che il presidente gli aveva promesso prima della campagna elettorale. Il torto subito sarà il pretesto scatenante di una vendetta trasversale e spietata: nessuna sarà risparmiato nella scalata al potere che Frank intraprende, affiancato dall’inseparabile moglie Claire.

Ispirata all’omonima miniserie britannica prodotta e trasmessa dalla BBC nel 1990, a sua volta basata sul romanzo del politico conservatore inglese Michael Dodds, House of Cards è una delle prime trasmesse dal canale streaming Netflix rendendo disponibili tutti gli episodi contemporaneamente. Il successo della serie, riscontrato sia a livello di pubblico che di critica, con recensioni positive (soprattutto per la prima stagione) e numerosi premi, ha portato i produttori – tra cui il regista David Fincher che per primo si era interessato al progetto, e il protagonista Kevin Spacey – e l’ideatore Beau Willimon (autore del libro da cui è stato tratto Le idi di marzo) a sviluppare la storia in una terza stagione.

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WHAT. L’ambientazione principale è Washington, in particolare la Casa Bianca, teatro della scalata al potere di Frank. Non è la prima volta che la politica si trova al centro di una serie tv, da West Wing a Una donna alla Casa Bianca a Borgen fino Scandal. Ma in House of Cards la politica è sì elemento fondamentale che impregna i discorsi, la vita, le azioni dei personaggi – tanto che sono veramente pochi quelli che vi gravitano solo marginalmente –, ma soprattutto è l’ambito che fa da sfondo al vero protagonista: l’illimitata ambizione di Frank e Claire Underwood e la vendetta attuata per soddisfarla. E del resto, quale ambito si presterebbe meglio di quello politico a mettere in scena una scalata ai vertici del potere? Ecco dunque che ad esso si collegano vari temi che lo accompagnano: l’informazione e come viene utilizzata, in particolare i nuovi media (tema della prima stagione, con il rapporto tra Frank e la giovane giornalista Zoe Barnes); i rapporti tra la politica e i grandi finanziatori e quello con alcune potenze estere, principalmente la Cina (focus della seconda stagione), con grande capacità da parte degli sceneggiatori di muoversi tra gli avvenimenti più attuali.

HOUSE OF CARDS

WHO. Come è stato ravvisato da molti critici, fonte di ispirazione per l’atmosfera e gli stessi personaggi è sicuramente Shakespeare, con i coniugi Underwood caratterizzati da elementi che riportano alla mente moderni Riccardo III e Macbeth e Lady Macbeth. I due sono il vero fulcro e il punto di forza della serie: costruiti perfettamente, con un approfondimento impeccabile del carattere, spietati e affascinanti. Se è Frank il vero protagonista, che intrattiene col pubblico un rapporto privilegiato, grazie all’espediente – efficacissimo – che lo vede guardare direttamente in macchina e parlare con lo spettatore mettendolo a parte dei suoi pensieri, e che porta lo spettatore a non poter fare a meno di condividere i suoi obiettivi e le sue scelte; il personaggio forse più riuscito è quello di Claire. Più defilata di Frank, è pronta ad aiutarlo in ogni modo, ma questo non significa che sia sottomessa al suo volere: il patto che i due coniugi hanno stretto si basa su un sostegno reciproco che li vede uniti negli obiettivi e nelle aspirazioni, pronti a sostenersi vicendevolmente. Un “do ut des” che mira allo stesso scopo. Ma oltre alla spietatezza che la accomuna a Frank, Claire presenta un lato più “vulnerabile”, che la rende più complessa e ambigua.

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Intorno alla coppia ruotano una serie di comprimari che, a seconda dello svolgimento della storia, acquistano o perdono spazio: nella prima serie sono centrali Zoe Barnes, giovane reporter disposta a tutto per farsi un nome nel giornalismo politico, e Peter Russo, membro del Congresso con problemi di dipendenze varie in cui Frank riconosce un’ottima “pedina” da utilizzare al meglio nei suoi disegni; nella secondo stagione, invece, prevale la figura del Presidente Walker, insieme a quella di Raymond Tusk, uomo d’affari miliardario e consigliere di lunga data del Presidente, che si rivela un temibile avversario per Frank. Sempre presenti, invece, il braccio destro di Underwood, Doug Stamper, e Remy Danton, prima alle dipendenze di Frank e ora invece passato a lavorare per altri. Nell’arena (politica e non) di House of Cards non c’è differenza tra uomini e donne: tutti sono caratterizzati da ambizione, cinismo e «ruthless pragmatism». Se Frank rappresenta la completa mancanza di scrupoli, chi lo circonda non è certo da meno. I (pochi) personaggi “positivi” vengono schiacciati da una logica che non lascia spazio ai valori e persegue il mero interesse personale. La giustizia, l’onestà, l’equità non sono contemplate, se trionfano è solo per una convenienza del momento. «There is but one rule: Hunt or be hunted.»

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HOW. L’atmosfera che si respira è di forte tensione, l’ironia ha poco spazio ed è sempre accompagnata da un retrogusto molto amaro: sempre al fianco di Underwood, lo spettatore ride di quei personaggi che inconsapevolmente fanno il suo gioco e finiscono, spesso, per essere le vittime sacrificate sull’altare dell’ambizione. I primi due episodi della prima stagione danno la cifra che caratterizza tutta la serie e il fatto che a dirigerli sia David Fincher ha il suo peso. Sia a livello di atmosfere che a livello visivo, lo stile di Fincher si impone. Estrema cura nella messa in scena e nella costruzione delle inquadrature, colori tendenti al metallico e una grande importanza alle scene notturne e in ambienti bui. Il gioco delle luci e delle ombre rispecchia quello dei personaggi, in un continuo mostrare e nascondere. I costumi sono sobri, il taglio è minimale, ma elegante: il vero potere non ha bisogno di ostentazione.

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WHERE. Grande importanza ha la scenografia, come esplicitato fin dalla sigla di apertura, in cui si susseguono scorci di Washington in un time-lapse di un giorno, dal mattino fino alla notte, mentre gli edifici della città rimangono immutati. È la metafora, cara a Frank, del potere come un vecchio edificio di pietra che resiste nei secoli, esattamente come quelli della città presidenziale. Allo stesso tempo, la solidità delle costruzioni che ospitano il governo statunitense è solo apparente, la Casa Bianca è solo una “house of cards”, controllabile da “chiunque” conosca i meccanismi che la governano e sia disposto a giocare, con tutte le carte disponibili, una partita inevitabilmente truccata. Oltre a Fincher, altri importanti nomi hanno diretto episodi della serie: da Joel Schumacher fino alla stessa Robin Wright e a Jodie Foster, entrambe registe di un episodio della seconda stagione.
La sceneggiatura, scritta a più mani da Beau Willimon e altri collaboratori, non è esente da cadute di tono, riscontrabili soprattutto quando la spietatezza dei personaggi li porta ad azioni al limite del verosimile. Tuttavia riesce a riprendersi piuttosto bene, grazie alla forza dei personaggi, interpretati da attori pressoché perfetti (Kevin Spacey e Robin Wright sono meravigliosi e l’intero cast è impeccabile), e a una tensione costante. In generale le prime due stagioni sono riuscite a mantenere un livello molto alto, ora che la posta in gioco si è ulteriormente alzata sarà compito della terza stagione non deludere le aspettative.

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About Alessandra Pirisi

Tra i fondatori di Cinemagazzino, ne è stata redattrice e collaboratrice fino al dicembre 2018. Laureata all’Università di Bologna in Lettere moderne. I suoi interessi vertono su letteratura (suo primo amore), teatro, danza, cinema, musica e Bruce Springsteen. Si interessa – molto – a serie tv, in particolar modo poliziesche. Ha un'ossessione totalizzante per il cinema indiano.

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