TOKYO LOVE HOTEL

   Titolo originale: Sayonara kabukichô; Regia: Ryuichi Hiroki; Interpreti:  Shôta Sometani, Atsuko Maeda, Asuka Hinoi; Origine: Giappone; Anno: 2014; Durata: 135’

Nell’arco temporale di un giorno e di una notte, s’incrociano i destini dei clienti di un Love hotel a Kabukicho, il quartiere a luci rosse di Tokyo.

Presentato al Toronto International Film Festival nel 2014, l’ultima opera di Ryuichi Hiroki rimanda l’eco del passato cinematografico softcore del regista. L’ambientazione e alcune inquadrature intime delle clienti dell’albergo a ore richiamano le sue prime pellicole che appartenevano al genere erotico giapponese del pinku eiga.

Toru è il protagonista visivo di quell’infausto panorama umano che è la clientela dell’hotel a ore Atlas, di cui è il gestore. Tra le piccole stanze, anonime e kitch al tempo stesso, il sesso è declinato nelle sue accezioni peggiori: prostituzione, violenza, tradimento. C’è insomma poco del “love” del titolo italiano, anzi, si percepisce un’atonia dei sentimenti, dalla svogliata sciatteria con cui conducono la loro vita Toru e i suoi colleghi, alla passione razionale che si concedono i due detective che hanno a casa moglie e marito con i rispettivi figli.

TOKYO LOVE HOTEL (2)

Il sesso non è scevro dalle contraddizioni insite nella cultura nipponica: ne è un esempio l’ipocrita distinzione che Toru fa tra call girl e donne di strada che non possono “esercitare” sui marciapiedi fuori l’hotel, mentre dentro le escort concedono se stesse in ogni forma, negando paradossalmente proprio l’atto sessuale della penetrazione.

L’Atlas sarà il luogo di svelamento delle false identità dietro cui si celano i suoi frequentatori. Toru scoprirà le doppie vite inimmaginate di sua sorella e della sua fidanzata, scoperta che lo getterà nello sconforto del più totale disincanto e lo costringerà a uscire dalla sicurezza di una menzogna dietro cui si era nascosto per compiacere la fidanzata.

TOKYO LOVE HOTEL (3)

In un tono da commedia Ryuichi introduce inserti della realtà giapponese, numerosi sono i riferimenti allo tsunami, accenni alle leggi per la tutela lavorativa, alla sicurezza. In una Tokyo stralunata e scissa tra cruda verità e false apparenze, si infrangono i fragili sogni degli abitanti, mentre altri si realizzano, a dimostrazione che nulla è mai totalmente perduto.

La soave voce di Atsuko Maeda (ex idolo pop della girl band AKB48) apre e chiude con note malinconiche le due ore di questo intenso ed etereo film, lasciando sfumare le riflessioni sulle umani morali incoerenze.

 

 

About Ivana Mennella

Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di recente adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina otto anni fa. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A quasi 40, scrive per questo blog e sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema e’ ancora e resterà sempre la sua più grande passione.