L’INTRUSA

Titolo: L’intrusa; Regia: Leonardo Di Costanzo; Interpreti: Raffaella Giordano, Valentina Vannino, Marcello Fonte; Origine: Italia, Svizzera, Francia; Anno: 2017; Durata: 95′

In un centro ricreativo per bambini, a Napoli, si nasconde, a insaputa dei tutori, un latitante camorrista con moglie e figli. L’irruzione della Polizia, che arresta l’uomo, rompe gli equilibri della piccola comunità: continuare a ospitare la moglie del boss oppure cacciarla via?

Il regista partenopeo ci parla ancora della sua martoriata Città, ci parla di camorra e di quanto, questa, condizioni le vite della gente normale.
Torna a raccontare un mondo di giovani e bambini, servendosi della loro estraneità al Mondo e suggerendo, ancora una volta, la possibile via di uscita: la scuola, la socialità e la creatività potrebbero essere le uniche, faticose, armi a disposizione per contrastare le sembianze e gli atteggiamenti di adulti feroci e disincantati che si possono già riconoscere in molti di quei bambini.
L’intrusa è un film pedagogico che, tuttavia, non lascia false speranze, ben consapevole che il riscatto da questo degrado criminale sia utopico.

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La moglie del boss si chiama Maria, nome di Madre per eccellenza, è una “bestia ferita”, che si nasconde nella “buia foresta” dipinta sui muri. Giovanna, l’idealista responsabile del centro per bambini, intuisce che ci possa essere uno spiraglio di umanità al quale appigliarsi per cercare di riscattare la donna, ma soprattutto i suoi figli, da un futuro certamente criminoso.
Eppure chi semina odio non può che raccogliere tempesta, il male compiuto dagli adulti ricade, inesorabile, sui propri figli, segnati a vita dal proprio destino. Gli altri genitori, vittime silenziose dei soprusi del boss, non possono certo far giocare i propri bambini con sua figlia Rita. Giovanna insiste, ma le madri non la capiscono: “Così non verrà mai giudicato per quello che ci ha fatto, neanche qui, da voi“. La festa di fine anno viene annullata.

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Foto di Gianni Fiorito.

Come nel suo precedente L’intervallo,  la realtà viene evidenziata per “sottrazione”: un micro-cosmo chiuso e recintato, con pane e cioccolata per tutti, per raccontare il “fuori“, le strade, la città, la camorra. È questa l’idea di Di Costanzo e funziona, ancora, benissimo. La sua formazione documentaristica, evidente nello sguardo discreto e movimentato, si unisce all’inconfondibile stile “fiabesco”, qui appena accennato rispetto al precedente, più sbilanciato sul contenuto piuttosto che sulla forma artistica: il messaggio arriva, diretto, quasi esplicito. La via c’è, ma è nascosta da rovi e sterpaglie.

 

About Frank Stable

Nasce a Moncalieri (TO) il 30 Maggio 1992. Attualmente frequenta la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino. Benché in famiglia abbia sempre respirato una certa attenzione al cinema la vera passione nasce durante il Liceo Scientifico grazie alla preziosa e ispirante programmazione del canale satellitare "CULT". Sarà il film "Vodka Lemon" di Hiner Saleem a sancire la svolta e trasformare l'interesse in passione.‎ Al di fuori del cinema i suoi interessi sono per le automobili, i viaggi e la fotografia di viaggio, la tecnologia e la grafica.