WHIPLASH

Titolo: Whiplash; Regia: Damien Chazelle; Interpreti: J. K. Simmons, Miles Teller, Melissa Benoist, Austin Stowel; Anno: 2014; Origine: USA; Durata: 107′

Andrew ha il talento e la determinazione per diventare un batterista jazz di successo. La sua ambizione si incontra e si scontra con il temibile e instabile professor Fletcher.

Nel 1936 un sedicenne di nome Charlie ebbe la grande opportunità di suonare il suo sassofono nella band di Count Basie. Dopo un buon inizio sbagliò un’entrata e il batterista, Jo Jones, gli lanciò addosso un piatto: Charlie umiliato e deriso andò via piangente. Non si diede tuttavia per vinto e un anno dopo tornò, «salì su quel palco e suonò il miglior cazzo di assolo che il mondo abbia mai sentito». Era Charlie “Bird” Parker. Quindi non serve solo il talento per diventare una leggenda, occorrono sacrifici, lacrime, sangue e forti delusioni. Dalla delusione nasce il riscatto, e si può trovare una grinta e una determinazione altrimenti insperate. «Immagina se Jones avesse solo detto: “Non è male, Charlie. Era ok, bel lavoro”. […] Fine della storia. Niente Bird.»

Questa la convinzione del glaciale professor Terence Fletcher, interpretato vigorosamente da J.K. Simmons, ed un po’ la convinzione di tutta l’America. Per “stanare” una Leggenda si devono usare le “maniere forti”: severità, rigore, disciplina, violenza psicologica e fisica. Così, e solo così, si possono sfiorare “le corde giuste” evocando il talento nascosto. Una maieutica che, nella speranza di scovarne forse un giorno uno, distrugge i sogni, le ambizioni e la dignità di milioni. Probabilmente in nessun luogo al Mondo si respira più competitività che negli Stati Uniti d’America: tecnica, tecnologia, sport o arte, poco importa, il secondo gradino del podio equivale a una sconfitta. Il “Mito del Primo” è onnipresente, insistentemente alimentato nella cultura di massa, mentre tutti gli altri non contano.

whipQuesta ottusa convinzione è stata criticamente descritta da molti, si pensi all’ormai proverbiale Sergente Maggiore Hartman di Full Metal Jacket (al quale si sarà sicuramente un po’ ispirato lo stesso Simmons), o al disturbante ritratto del mondo di Hollywood, quasi onnipresente nelle opere di David Lynch: per ogni ragazza che riesce a diventare una Star, centinaia di altre soccombono, e il sogno si trasforma in incubo.

Con Whiplash, Damien Chazelle, alla sua seconda regia, ci mostra questa strenua ed estenuante competizione nel mondo della musica, a New York, patria assoluta del Jazz. Ma se inizialmente sembra prenderne le distanze, forzando i toni, esasperando le dinamiche, sfiorando ripetutamente la caricatura, nel finale, inaspettatamente, la sorpresa, con una netta riaffermazione. Il regista rimane intrappolato nella fitta ragnatela culturale in cui è cresciuto, non riuscendo ad affrancarsene: l’approccio del professor Fletcher funziona, è una crociata contro la mediocrità. Il dramma diventa, ancora una volta, auto-celebrazione.

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Non ci si aspettava di certo questo epilogo dal vincitore del Sundance 2014, storico baluardo del cinema indipendente americano che tuttavia, negli ultimi tempi, starebbe smussando i tipici toni, anche a detta dello stesso fondatore Robert Redford, scontento «delle forze del business e del marketing che hanno trasformato il festival in qualcosa di molto diverso dallo spirito originario».

Dal punto di vista tecnico il risultato di Whiplash è sicuramente lodevole, cura dell’immagine e, ovviamente, della colonna sonora, altra principale protagonista. Tromba, Sassofono, Contrabbasso, Piano e Batteria ritmano le vicende generando un andamento fluido e coinvolgente. Punto di forza è, indiscutibilmente, la grande tensione che si accumula nello spettatore, fino alla fine…
Posticcia e insufficiente la storia tra Andrew e la ragazza del cinema.

Voto: 6

 

About Frank Stable

Nasce a Moncalieri (TO) il 30 Maggio 1992, si laurea nel 2018 in Medicina e Chirurgia presso la facoltà di Torino. Benché in famiglia abbia sempre respirato una certa attenzione al cinema la vera passione nasce durante il Liceo Scientifico grazie alla preziosa e ispirante programmazione del canale satellitare "CULT". Sarà il film "Vodka Lemon" di Hiner Saleem a sancire la svolta e trasformare l'interesse in passione.‎ Al di fuori del cinema i suoi interessi sono per le automobili, i viaggi e la fotografia di viaggio, la tecnologia e la grafica.

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