UNA PICCOLA IMPRESA MERIDIONALE

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Regia: Rocco Papaleo
Anno: 2013
Origine: Italia
Durata: 103’

È uscito il nuovo film di Rocco Papaleo. L’attore aveva esordito alla regia con Basilicata coast to coast, deliziosa e originale sorpresa.

In Una piccola impresa meridionale otto persone si ritrovano, un po’ per caso, a convivere in un vecchio faro, vero e proprio rifugio dove

riflettere sui propri problemi sentimentali. La restaurazione del faro diventerà il pretesto per far ordine nelle proprie vite.

È una trama sempliciotta e prevedibile, una grande metafora fin troppo esplicita, della serie “l’unione fa la forza”, “ognuno ci metta il suo” e “volemose tutti bene”.
Gli stessi protagonisti, che dovrebbero essere “problematici”, non vivono problemi così gravi o comunque non sono resi in tal modo nella messa in scena, in quanto prevale una fastidiosa superficialità.
Il prete (Papaleo), dopo la sua breve presentazione, non lascia più trapelare alcun turbamento personale, nonostante la sua drastica decisione di abbandonare la Chiesa.
Scamarcio, dopo qualche “lacrimuccia” per essere stato abbandonato dalla moglie, esaurisce il suo tormento e anche il rapporto con suo padre è solo abbozzato.
Altre vicende, parallele, sono appena accennate, come la storia di “Mela”, ragazzina che per rimanere con il padre deve passare l’esame di quinta elementare (perché non vuole tornare dalla madre?).
L’esito è un’atmosfera “serena” persistente e l’inevitabile lieto fine non risulta liberatorio e risolutivo, ma, al contrario, in continuità con tutto il resto.

Un discorso a parte merita l’insistenza con cui nel cinema italiano si ripropone il tema dell’omosessualità: quasi a voler assecondare e gratificare un certo tipo di pubblico, si prosegue con un indottrinamento culturale che prescinde dall’ambizione artistica ed espressiva, inserendo personaggi omosessuali anche quando per nulla funzionali allo svolgimento della trama.
Il regista, infatti, non resiste al fascino della “coppia moderna”, garanzia per staccare qualche biglietto in più al botteghino, e include la presenza di due donne innamorate.
Le due attrici (Claudia Potenza e Sarah Felberbaum) sono poco “affiatate” e l’intento di mostrarci normalità e naturalezza si vanifica totalmente. Il matrimonio delle ultimissime scene è pura provocazione.
La mia critica non va, sia chiaro, alle diverse tendenze sessuali che possono caratterizzare un essere umano, ma alla strumentalizzazione e alla generalizzazione del tema cui assistiamo oggi in vari ambiti, primo fra tutti il cinema.

Ad ogni modo, Rocco Papaleo “traina” il film, regalandoci anche qualche sorriso e qualche risata, e la sua presenza è fondamentale per garantire quel ritmo e quella scorrevolezza che sono comunque apprezzabili. La Bobulova non tradisce la sua esperienza ed è comunque brava, schietta e spontanea.

Le immagini non nascondono una certa cura e il mare cristallino della Sardegna fa tutto il resto.
Ricordiamo, inoltre, che Rocco Papaleo è anche musicista e, come nel primo film, la musica è onnipresente. Non solo i personaggi suonano e cantano, ma anche la colonna sonora è piacevole e mai troppo invadente. Un po’ azzardata la scelta di far cantare Riccardo Scamarcio…

Non è un film completamente sbagliato, ma il titolo e i propositi potevano essere le giuste premesse per qualcosa di più coraggioso e più profondo.

Una commedia da guardare il venerdì sera con la propria morosa.

About Frank Stable

Nasce a Moncalieri (TO) il 30 Maggio 1992, si laurea nel 2018 in Medicina e Chirurgia presso la facoltà di Torino. Benché in famiglia abbia sempre respirato una certa attenzione al cinema la vera passione nasce durante il Liceo Scientifico grazie alla preziosa e ispirante programmazione del canale satellitare "CULT". Sarà il film "Vodka Lemon" di Hiner Saleem a sancire la svolta e trasformare l'interesse in passione.‎ Al di fuori del cinema i suoi interessi sono per le automobili, i viaggi e la fotografia di viaggio, la tecnologia e la grafica.

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