L’ISOLA DEI CANI

Titolo: L’isola dei cani; Titolo originale: Isle of dogs; Regia: Wes Anderson; Interpreti: Bryan Cranston, Scarlett Johansson, Tilda Swinton, Greta Gerwing, Bill Murray; Origine: USA; Anno: 2018; Durata: 101’

Wes Anderson questa volta si sposta in Giappone inserendo nella solita cornice perfettamente simmetrica le avventure di un dodicenne, Atari Kabayashi, che cerca disperatamente il suo cane, creduto morto. Con l’aiuto di nuovi amici a quattro zampe e continui lampi di genio, cercherà di combattere un sistema che li ha divisi a causa di un’influenza, esiliando tutti i cani di Megasaki City su Trash Island; ed infine, grazie alla perfetta organizzazione giapponese e alla forza di volontà, il giovane uomo riuscirà a sovvertire le sorti del proprio destino e di quello degli altri amici a quattro zampe.

Con disarmante semplicità e schiettezza, Wes Anderson, decide di catapultarci nel futuro, esattamente nel 2037, in Giappone insieme a quelli che sono da sempre i migliori amici dell’uomo, su un’isola che potrebbe essere il futuro del nostro pianeta.
Atari Kabayashi rappresenta, in un mondo calcolatore e spaventato da un’influenza canina, l’ultimo tentativo di preservare la dolcezza, nella disperata volontà di ritrovare il suo fidato amico, che per un momento sembrava l’avesse abbandonato per sempre.

Ed è così che si precipita, nel vero senso della parola, su Trash Island dove incontra un branco di cani (ex) borghesi che si sono trovati a dover vivere in una realtà fatta di spazzatura dove l’unico obiettivo è la sopravvivenza.
Tra flashback e nuovi incontri, i migliori amici dell’uomo si ritrovano a vivere un paradosso, proprio come quando cerchi di fare la scelta giusta e finisci solo per imboccare la strada che ti fa schiantare contro un muro che non avevi previsto di trovare lungo il cammino.

Coloro che non sono più “desiderati” dalla madrepatria vengono confinati su un’isola fatta di spazzatura. Sono come quei problemi “insormontabili” e quegli eventi che ci hanno ferito e che ricacciamo in quella parte di magazzino della mente che è l’inconscio, fingendo che non ci sia altra soluzione. Allo stesso modo, questi poveri cani si sono trovati ingiustamente esiliati su quello che potrebbe tranquillamente essere ciò che ci aspetta nel futuro: un’”isola dei cani”, un pianeta pieno di bottiglie di plastica e residui di cibo che non vogliamo mangiare.

Ma è proprio tra speranze perdute e amici da ritrovare che Wes Anderson non si lascia scappare la possibilità di far emergere quel briciolo di amore per la vita che è in ognuno di noi, anche se spesso dimenticato. Un amore che non è quella tra padre e figlio, tra amici o tra amanti, ma tra un giovane adolescente e il suo amico a quattro zampe.
Ne L’isola dei cani, realizzato in stop motion, quello che non manca mai è l’ingenuità tipica dei personaggi andersoniani che, tra tenerezza e audacia, si prendono per mano per un vero finale agrodolce.
Che sia solo un film o un vero e proprio insegnamento di vita, per l’ennesima volta il regista ci mette davanti a scenari disarmanti incorniciati da finali salvifici e pieni di amore per una vita che viene costantemente distorta, con simmetrico rigore.

 

di Paola Sacchelli