LA BELLEZZA DEL SOMARO

Titolo: La bellezza del somaro; Regia: Sergio Castellitto; Interpreti: Sergio Castellitto, Laura Morante, Enzo Jannacci, Marco Giallini, Barbora Bobulova, Nina Torresi; Origine: Italia; Anno: 2010; Durata: 107’

[CONTIENE SPOILER]

Rosa, diciassettene liceale, si trova in mezzo a due genitori, Marcello e Marina, lui architetto e lei psicoterapeuta, alle prese con le loro idee finto-rivoluzionarie. All’interno di una cornice bucolica, un casale nella campagna toscana, Rosa con un tentativo disperato, tenta di farsi notare presentando il fidanzato Armando, il quale ha superato già da un pezzo l’epoca adolescenziale.
Armando diventa la metafora di come troppo spesso, quello che non troviamo in una famiglia che può apparire “aperta a tutto”, lo si vada a cercare altrove, in un libro, in una poesia o in un racconto di un signore anziano.

Scontri generazionali e rapporti conflittuali tra genitori troppo (poco) progressisti e figli adolescenziali che cercano di farsi notare con qualsiasi mezzo.
Con La bellezza del somaro, Castellitto, come una ventata di aria gelida, accende i riflettori su un argomento molto comune ma al tempo stesso difficile da affrontare: il non-rapporto tra una figlia che sta crescendo e due genitori che, presi dal vederla ancora come una bambina, non si spiegano questo tiro mancino, questo amore per un uomo troppo adulto, addirittura più vecchio di loro, interpretandolo come un affronto nei loro confronti, loro che “non le hanno mai fatto mancare nulla”.

A condire il tutto, con sincera ironia e follia, emergono le figure dei pazienti di Marina, Lory ed Ettore Maria, due personaggi che, attraverso i loro comportamenti bizzarri, riescono a far riavvicinare madre e figlia più di quanto non siano riusciti a fare i giorni di un fine settimana trascorso a stretto contatto.

I dialoghi si susseguono concitati, proprio come durante le giornate in cui sembra uscire il sole e invece ti ritrovi alla fermata dell’autobus senza ombrello, dopo che hanno indetto uno sciopero di cui non eri a conoscenza, e inizia a piovere. Le ore continuano a passare e bisogna arrivare al lavoro e intanto la vita scorre inesorabilmente sotto i tuoi occhi e la strada sotto i tuoi piedi diventa scivolosa.
Scivolose sono le tematiche che una madre psicoterapeuta cerca di intraprendere con la figlia che non vuole aprire bocca, e preferisce fare allusioni con la paziente Lory.

Decadenza e paura di una totale frattura nelle cose e nelle relazioni, si rincorrono fino alla conclusione de La bellezza del somaro, dove, in un atto di salvataggio estremo per mantenere compatto ciò che si era già sfaldato, il casus belli esce di scena: Armando, avvolto da tutta la sua poetica visione del mondo e delle cose, se ne va, per lasciare spazio a una ferita narcisistica di genitori che sono stati messi definitivamente davanti ai loro limiti.

La figura di questo amore clandestino esce di scena proprio come le cose belle e rare se ne vanno alla fine della giornata se, presi dai nostri importantissimi impegni, non siamo capaci di fermarle e assaporarle per dare un senso al correre costante delle ore verso qualcosa di cui non ci è dato sapere.

di Paola Sacchelli