THE IMITATION GAME

THE IMITATION GAMERegia: Morten Tyldum; Interpreti: Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong, Rory Kinnear; Origine: Gran Bretagna/USA; Anno: 2014; Durata: 116’

La storia di Alan Turing, matematico e crittografo, che ebbe un ruolo decisivo nella vittoria della Seconda guerra mondiale: aiutò a decifrare il codice Enigma con cui i nazisti comunicavano le decisioni strategiche ai danni degli Alleati. Morì suicida nel 1954 dopo essere stato condannato alla castrazione chimica per essere omosessuale.

Il contributo di Alan Turing alla vittoria della Seconda guerra mondiale per lungo tempo non è stato effettivamente riconosciuto nella sua importanza, poiché il suo lavoro a Bletchley Park, il centro di crittoanalisi in cui operavano gli esperti per decifrare i codici nazisti, era coperto dal segreto militare.
The imitation game si presenta come un’esaltazione dell’opera di Turing (interpretato da Benedict Cumberbatch), grazie alle cui intuizioni è stato possibile sviluppare i moderni computer. Allo stesso tempo, viene denunciato il trattamento disumano a cui è stato sottoposto: la condanna per omosessualità e la successiva castrazione chimica sono probabilmente la causa del suo suicidio, a soli 41 anni.

Il film è costruito su una struttura tripartita, il cui nucleo centrale, quello che occupa la maggior parte della narrazione, è dedicato agli anni della guerra, da quando Turing viene assunto per lavorare alla decodificazione del sistema Enigma. Attraverso l’uso di flashback e flashforward, questo filone narrativo si alterna all’infanzia/adolescenza di Alan a scuola e al periodo che precede e segue il suo arresto.

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Per buona parte del film, questa costruzione porta lo spettatore a individuare il centro della trama nella missione di decodificazione di Enigma, su cui viene investita tutta la tensione narrativa. E fino alla soluzione del codice la storia procede in modo abbastanza godibile, nonostante l’appesantimento narrativo causato dai flashback su Alan bambino e nonostante anche alcune scelte registiche un po’ troppo scontate – ad esempio l’alternanza di sequenze in cui viene mostrato il gruppo che lavora a Blentchley e di immagini della guerra (aerei che sganciano bombe, persone che scappano nei rifugi antiaerei, missili lanciati da sottomarini), di cui non c’era bisogno, anzi. Ma nel momento in cui la macchina costruita da Turing funziona, ecco che il film si perde completamente. Non solo perché la tensione crolla del tutto, ma anche perché, una volta che la narrazione si sposta totalmente sul presente dell’arresto, si rimane completamente disorientati: qual è il vero centro del film, la soluzione di Enigma e la costruzione della macchina progettata da Turing, o la denuncia del modo in cui è stato trattato in seguito? Lo squilibrio narrativo a favore del periodo durante la guerra e l’incapacità del montaggio di istituire un legame forte tra i diversi piani temporali privano il finale dell’attenzione che meriterebbe e che gli si vorrebbe attribuire.

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Altro punto a sfavore è la caratterizzazione del protagonista e le relazioni con gli altri personaggi, in quanto ancora una volta viene messa in scena l’equivalenza “genio = antisociale”. Tanto geniale nel suo lavoro, quanto scostante nelle relazioni sociali, Alan non si fa certo benvolere dai colleghi che lo affiancano (ad eccezione dell’unica donna del gruppo, Joan Clarke, interpretata da Keira Knightley) e ovviamente gli attriti generati dal suo comportamento costituiscono un’ulteriore causa di suspense (causa abbastanza superflua). Fortunatamente il cast fornisce un’ottima prova recitativa (ci uniamo all’applauso a Benedict Cumberbatch) che riesce a riscattare i personaggi. Per il resto, tutto molto “ordinario” (per non dire banale): scenografia, colonna sonora, dialoghi e battute non meritano note particolari, purtroppo.

 

Piccolo consiglio nel caso sopraggiungesse la noia durante la visione: concentratevi sugli occhi di Cumberbatch (non è difficile) e notate come il colore cambi a seconda della sfumatura di azzurro dei vestiti o dello sfondo. È ipnotizzante.

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About Alessandra Pirisi

Tra i fondatori di Cinemagazzino, ne è stata redattrice e collaboratrice fino al dicembre 2018. Laureata all’Università di Bologna in Lettere moderne. I suoi interessi vertono su letteratura (suo primo amore), teatro, danza, cinema, musica e Bruce Springsteen. Si interessa – molto – a serie tv, in particolar modo poliziesche. Ha un'ossessione totalizzante per il cinema indiano.

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