IL RAGAZZO INVISIBILE

Rag inv 1Regia: Gabriele Salvatores; Interpreti: Ludovico Girardello, Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio, Christo Jivkov, Noa Zatta; Origine: Italia, Francia; Anno: 2014; Durata: 100’

Michele è un tredicenne che vive le difficoltà e i desideri tipici della sua età. Un’età speciale, in cui si genera, tra l’altro, uno strano e complicato rapporto (d’amore) con la paura. Proprio quando sente di aver toccato il fondo (soprattutto a causa di alcuni compagni ostili e di Stella, una ragazzina superba e viziata che non ricambia il suo amore), egli scopre di avere un potere speciale.

In Italy in a day, Gabriele Salvatores aveva reso oggetto della propria attenzione i sognatori, gli utopisti che sopravvivono grazie alle immagini, che esistono grazie alle immagini, che diventano qualcuno grazie alle immagini. Nell’ultimo film, Il ragazzo invisibile, che vede per protagonista uno studente di Trieste, Michele, il regista fa invece perno su un tema in fondo speculare, ovvero sull’ancestrale desiderio di diventare invisibili. Quella dote che consentirebbe a tutti noi di essere vigili sulla realtà, passando però inosservati; di controllare la realtà (minacciosa), senza essere insidiati. Un talento che ci permetterebbe pure di modificare il mondo, a nostro o ad altrui vantaggio. Un’aspirazione, questa, che non coincide necessariamente con un desiderio di fuga.
Il film, girato in uno stile pienamente ‘fumettistico’ (che può piacere come anche no), è incentrato sulla capacità di diventare invisibile, potere che Michele un giorno scopre di possedere. Inizialmente, attribuisce questo portento ad uno strano costume di carnevale che ha acquistato per una festa. Ma nel corso della vicenda, realizzerà che il superpotere lo ha da ben prima, grazie a delle radiazioni nucleari (l’analogia con Peter Parker–Spiderman è evidente).

Un recente film di Bernardo Bertolucci, Io e te (2012), aveva raccontato la storia di un altro ragazzo, a suo modo, ‘invisibile’: l’adolescente Lorenzo, che sceglie di nascondersi per una settimana negli scantinati della propria casa per allontanarsi dall’insostenibile vivere, per liberarsi dal controllo che gli altri (in primis la madre) esercitano su di lui. Lorenzo è caratterizzato da un ribelle desiderio di chiusura nei confronti del mondo esterno. A Michele viene invece data la possibilità (anche un po’ voyeristica) di indagare sulla realtà che lo circonda (realtà che pure gli risulta in parte anche ostile).
Lorenzo vuole intenzionalmente scomparire, mentre Michele ‘subisce’ il superpotere. Che il desiderio ancestrale di possedere questa sua virtù sia una fantasticheria che solletica l’immaginazione di ogni comune mortale – esattamente come quella del viaggiare nel tempo, o di parlare coi defunti, o di riuscire a modificare la realtà col pensiero, o di volare – lo dimostra il fatto che la si ritrova anche come topos artistico. Rinveniamo personaggi dotati del potere di diventare invisibili nella letteratura, nel cinema, nei fumetti, nei cartoni animati, persino nella pittura e nell’opera lirica (nella Tetralogia wagneriana, ad esempio).

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Rispetto a Vladimir Propp e al suo fondamentale studio sulla fiaba (Morfologia della fiaba, 1928), in questo film poco o nulla suona come veramente nuovo. Ritroviamo puntualmente tutti gli ingredienti necessari a creare un fantasy: l’eroe ragazzino bello ma disadattato (Michele); l’aiutante (la bambina complice); l’oggetto del desiderio (Stella e l’incantesimo della sua bellezza soggiogante); i genitori di Michele (presunti e reali); il superpotere (l’invisibilità); il compagno di classe di Michele che da invidioso e prepotente avversario diventa ad un certo punto della vicenda alleato; la ragazzina che familiarizza con quello che crede essere un fantasmino e invece è Michele invisibile: e molte altre idee facilmente rinvenibili in tante altre avventure.

Giunti fin qui, la morale della favola risulta alquanto scontata: la capacità di osservare senza essere osservati può portare a esaltanti gioie ma anche a grandi dolori (il protagonista, ad esempio, scopre di essere stato adottato). Il tema dell’invisibilità, così centrale nel film, ha voluto anche alludere a quel fenomeno, tipico dell’adolescenza, di risultare ‘invisibili’ a certe persone a cui più si tiene. E certo di interesse psicoanalitico risulta la scelta da parte del regista di collegare al potere dell’invisibilità, la nudità di Michele (il ‘mettersi a nudo’ come metafora della ricerca della verità).
Peccato poi che, forse non pienamente pago dei risultati raggiunti fin qui, Salvatores abbia voluto introdurre un ingrediente ‘barocco’ che non fa che appesantire la vicenda. Emerge infatti, a poco a poco una storia ‘esotica’ (per la precisione, russa) pomposa, epicheggiante, che si viene via via a scorgere ‘all’interno’ di quella finora raccontata, italianissima (considerevole, detto per inciso, l’esaltazione visiva delle architetture triestine).

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Si parla allora di radiazioni nucleari, di prodigi che nascono da queste radiazioni (compreso appunto quello della invisibilità di Michele), e il mistero si infittisce a proposito delle figure dei genitori del ragazzo, e del volto (o dei volti) del Nemico. Salvatores vuole strafare, e il film, nell’ultima mezz’ora, si fa purtroppo addirittura greve e pasticciato.
Detto ciò, si può affermare che almeno la parte del film più ‘genuina’ e ‘adamantina’ (non quella artificiosa-esotica), pur se un po’ trita nei contenuti, scorre con gran ritmo e va dritta al cuore. Alcune scene, come quella (resa in modo affatto banale) dello specchio, sono destinate a scolpirsi nella memoria.

Ludovico Girardello nei panni di Michele è oggettivamente molto bravo; Valeria Golino (la madre poliziotta) punta sulla simpatia e contribuisce a dare quella giusta dose di brio alla vicenda; Fabrizio Bentivoglio ci era piaciuto di più nel Capitale umano (2014); Noa Zatta (Stella) brilla più come ‘icona’ che nella recitazione. Non giocata al meglio la carta del misterioso e lugubre padre di Michele (il bulgaro Christo Jivkov dimostra comunque un certo carisma, specie in una prima fase). Discreto, non memorabile, il resto del cast. Buono l’assortimento delle musiche – ingrediente del resto spesso apprezzabile in Salvatores – capaci di rendere bene la tensione emotiva interna della vicenda.

VOTO: 6 –

About Luca Mantovanelli

Saturnino, introverso, Luca Mantovanelli ha iniziato presto ad interessarsi di musica e la sua curiosità per l’aspetto creativo e per la psicoanalisi sfocia all’università con una tesi sulla regìa operistica con applicazione al Don Carlos di Verdi. Ma sono proprio le trame delle opere liriche, talvolta – secondo lui - un po’ dispersive e distanti dalla sensibilità moderna, a ricordare a Luca che nel suo passato alcune altre trame (come per esempio di Amadeus e di Film blu) gli avevano cambiato un po’ la vita. Ecco allora una nuova presa di contatto da parte sua con la ‘settima arte’ (e Bobbio ha rappresentato senz’altro per lui un’insolita quanto stimolante esperienza). I suoi incontri con il cinema (di ieri e di oggi) sono stati sempre meno casuali e sempre più dettati dalla curiosità. Luca ritiene che i prodotti artistici migliori (che riscontrino un successo di botteghino o meno) siano quelli che sentiamo riflettere pezzi del nostro Io, e al tempo stesso in grado di indicarci o aprirci una nuova strada…perché è sempre indispensabile un quid di novità. L’introversione ha portato Luca a trovare nella scrittura il suo più congeniale e gratificante mezzo di espressione.

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