ANGRY INDIAN GODDESSES

Titolo: Angry Indian Goddesses; Regia: Pan Nalin; Interpreti: Rajshri Deshpande, Tannishtha Chatterjee, Anushka Manchanda, Sarah-Jane Dias, Amrit Maghera, Sandhya Mridul, Pavleen Gujral; Origine: India, Germania; Anno: 2015; Durata: 115′

Un gruppo di amiche si ritrova a Goa, a casa di una di loro, per un addio al celibato. Tra tensioni e divertimento, le ragazze si trovano a riflettere sulle proprie vite e sul mondo in cui vivono. Ma gli eventi prendono una piega completamente inattesa. 

Un film le cui protagoniste sono sette giovani donne. Hanno vite diverse, problemi personali, sono felici e tristi, vogliono divertirsi, fare il lavoro che amano, stare con le persone che amano, vivere una vita bella e piena. Ma sono donne. E questo film è ambientato in India. Un mondo dove la donna è un essere allo stesso tempo venerato (le dee della tradizione indiana sono potenti e temute) e umiliato. Idealizzato, insomma. Perché cos’è l’idealizzazione, in fondo, se non un’altra faccia della spersonalizzazione e oggettivizzazione? Chi è idealizzato non ha diritto a un’identità propria. È cristallizzato in un’idea che non è nemmeno la propria, ma quella di qualcun altro. Le giovani donne protagoniste di questo film si confrontano e scontrano ogni giorno con un mondo che le vorrebbe solo corpi da esibire, seni, cosce, natiche perfetti per eccitare un pubblico maschile. O mogli sottomesse al servizio dei desideri del marito. O voci suadenti che cantano canzoni ammiccanti e stereotipate. O esseri belli e impauriti che accettano l’umiliazione di commenti osceni per strada. Uno scenario molto diverso da quello dei “progrediti” paesi occidentali?

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Ma queste giovani donne hanno fame di vita e di felicità. E non sono disposte a lasciarsi ammutolire e sottomettere. Hanno un retaggio di dee potenti, terribili e furiose per le ingiustizie del mondo, come loro stesse: angry indian goddesses.

Diretto dal regista Pan Nalin, Angry Indian Goddesses è un film che mi è rimasto addosso per parecchi giorni. L’ho visto solo grazie a Netflix che l’ha inserito in catalogo, perché ancora non è uscito nelle sale italiane, nonostante abbia vinto il Premio del pubblico alla Festa del Cinema di Roma 2015. Non è un film perfetto, la trama non è molto lineare, certe scelte di sceneggiatura sono un po’ “estreme”, ma in questo estremismo sta la sua forza. La storia inizia con un tono da commedia, dichiarando fin da subito il suo carattere di denuncia, e, superati i titoli di testa (bellissimi), i caratteri delle protagoniste cominciano a delinearsi. Non ci sono elementi di grande novità nella trama, né nella realizzazione, ma questi personaggi sono veri ed è questa verità che dà vita al film. E anche la svolta improvvisa che impedisce di inserire Angry Indian Goddesses in un genere preciso, per quanto destabilizzante ed eccessiva, non penso sia così fuori luogo. [SPOILER] La reazione allo stupro e all’omicidio di Jo è necessaria, è l’esplosione di una rabbia e una disperazione a lungo represse. [FINE SPOILER]

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Il film cerca di provocare emozioni forti e ci riesce, ma non credo che questo sia da considerare un difetto. Così come non distrae eccessivamente dalla trama la presenza di numerosi elementi secondari nella storia, che è anzi un modo per dare più spessore alle reazioni e ai comportamenti delle protagoniste.

Nella sua imperfezione Angry Indian Goddesses riesce a emozionare e rimane impresso a lungo, soprattutto per merito delle magnifiche protagoniste, bellissimi personaggi a cui le interpreti infondono vita.

About Alessandra Pirisi

Laureata all’Università di Bologna in Lettere moderne con una tesi su "Il deserto rosso" di Antonioni e nella specialistica con una tesi su "Mercuzio non vuole morire" della Compagnia della Fortezza. I suoi interessi vertono su letteratura (suo primo amore), teatro, danza, cinema e Bruce Springsteen. La passione per il cinema è nata quando aveva 12 anni e da allora per capire cosa fare della sua vita guarda ogni tipo di film (tranne horror e poco altro). Considera Hitchcock, Cukor e Wilder (alcuni tra) i suoi registi preferiti, Cary Grant il miglior attore del mondo, "Un pesce di nome Wanda", "Scandalo a Filadelfia" e "Rocky Horror Picture Show" la più efficace medicina esistente. Si interessa – molto – a serie tv (in particolar modo poliziesche); tra le preferite Modern Family e Hannibal, da cui ha sviluppato un’insana passione per Mads Mikkelsen. Per la serie "dirty pleasures", ha un'ossessione "segreta" (anche se la sbandiera ogni volta che può) per i film di Bollywood (per chi ancora non lo sapesse, Shah Rukh Khan non è solo il Re di Bollywood, ma anche del Mondo).