VENEZIA 73 – THE JOURNEY/ON THE MILKY ROAD/À JAMAIS

THE JOURNEY
Fuori concorso

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Regia: Nick Hamm; Interpreti: Timothy Spall, Colm Meaney, Freddie Highmore; Origine: Regno unito; Anno: 2016; Durata: 94′

Che cosa succede se in un ‘esperimento sociale’ si costringono alla vicinanza forzata due uomini dal credo diametralmente opposto? È un esperimento da laboratorio quello a cui si assiste in The Journey di Nick Hamm, dove un fervente predicatore protestante (intransigente e icastico) e un repubblicano collegato con il terrorismo dell’Ira compiono assieme un lungo (lungo tanto quanto il film) viaggio in macchina. Ne sortiscono situazioni sorprendenti, emergendo via via il lato umano dei due protagonisti. La cosa interessante è che i due personaggi hanno il volto ‘storico’ di Ian Paisley (morto nel 2014) e di Martin McGuinness, due protagonisti della vera scena politica dell’Irlanda del nord. Nella storia dell’opera lirica troviamo un ‘quasi’ antecedente nel dialogo tra Filippo II (il potere politico) e il Grande Inquisitore (la forza tonitruante dell’Inquisizione) nel Don Carlos (1867) di Verdi. In quel caso un dialogo impossibile, mentre in The journey si racconta la storia di un avvicinamento e del raggiungimento di un equilibrio.

ON THE MILKY ROAD
In concorso

Making of for Emir Kustorica movie Na mlecnom putu in Bosnia and Herzegovina AUGUST 2013 NOT FOR PUBLIC, NOT FOT PRESS

Regia: Emir Kusturica; Interpreti: Emir Kusturica, Monica Bellucci, Sloboda Micalovic; Origine: Serbia, Gram Bretagna, Messico, USA; Anno: 2016; Durata: 125′

Sulla via Lattea è un film ipertrofico e trasbordante di cui il celebre regista serbo Kusturica è anche attore protagonista e sceneggiatore. Il riferimento del titolo non è tanto alla costellazione (la via Lattea), quanto piuttosto alla professione del protagonista, che oltre ad essere lattaio è anche musicista di una piccola orchestra. Il film, variopinto, basato sulla sorpresa, presenta i tratti tipici della fiaba, dove tutto (ma proprio tutto) è possibile e gli animali di campagna e selvatici (magnificamente rappresentati) svolgono quella funzione che il noto linguista e antropologo Vladimir Propp classifica nei suoi studi sulla fiaba come ‘aiuto dell’Eroe’. Il serpente, dalla potente carica simbolica arcaica, in questo affresco immaginifico scivola sul confine tra Bene e Male. Molti gli elementi e le scene che restano impressi, a cominciare dal volto-maschera di Kusturica. Le peripezie e i colpi d’ala fantasiosi rendono potente la carica ritmica.

À JAMAIS
Fuori concorso

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Regia: Benoit Jacquot; Interpreti: Mathieu Amalric, Juia Roy, Jeanne Balibar; Origine: Francia, Portogallo; Anno: 2016; Durata: 86′

À jamais (mai più) del regista Jacquot (classe 1947) è suddiviso in due parti: la prima riguarda la vita di due amanti, Laura e Rey; nella seconda parte, che scaturisce dalla morte improvvisa di Rey (un incidente con la moto), si rappresenta la psiche di Laura, rimasta sola, pervasa dall’incubo del fantasma del compagno. Rey in vita è stato un regista-sceneggiatore. I dialoghi tra lui e la compagna ascoltati dallo spettatore nella prima parte della vicenda acquistano la consistenza di dialoghi di una pièce teatrale; li si riascolta nella seconda parte del film come oniriche voci casuali e disorganizzate. Come se la ‘sintassi’ (in senso lato) della prima parte venisse alterata nella seconda. La seconda parte del film può essere intesa come uno specchio deformato della prima. In senso psicoanalitico anche Laura si sdoppia; vede se stessa come Laura ma anche come Rey, in un complicato gioco di specchi. Jacquot ci regala un film un po’ cerebrale (e non molto originale), ma ottima è la prova dei due protagonisti, Amalric e Juia Roy. Le musiche di Bruno Coulais, seppure non particolarmente originali, conferiscono al film una forte tensione e un palpabile senso di ossessività.

About Luca Mantovanelli

Saturnino, introverso, Luca Mantovanelli ha iniziato presto ad interessarsi di musica e la sua curiosità per l’aspetto creativo e per la psicoanalisi sfocia all’università con una tesi sulla regìa operistica con applicazione al Don Carlos di Verdi. Ma sono proprio le trame delle opere liriche, talvolta – secondo lui - un po’ dispersive e distanti dalla sensibilità moderna, a ricordare a Luca che nel suo passato alcune altre trame (come per esempio di Amadeus e di Film blu) gli avevano cambiato un po’ la vita. Ecco allora una nuova presa di contatto da parte sua con la ‘settima arte’ (e Bobbio ha rappresentato senz’altro per lui un’insolita quanto stimolante esperienza). I suoi incontri con il cinema (di ieri e di oggi) sono stati sempre meno casuali e sempre più dettati dalla curiosità. Luca ritiene che i prodotti artistici migliori (che riscontrino un successo di botteghino o meno) siano quelli che sentiamo riflettere pezzi del nostro Io, e al tempo stesso in grado di indicarci o aprirci una nuova strada…perché è sempre indispensabile un quid di novità. L’introversione ha portato Luca a trovare nella scrittura il suo più congeniale e gratificante mezzo di espressione.