MISS VIOLENCE

Regia: Alexandros Avranas; Interpreti:  Themis Panou, Rena Pittaki, Eleni Roussinou, Sissy Toumasi, Kalliopi Zontanou; Anno: 2013; Origine: Grecia; Durata: 99’

Nel giorno del suo dodicesimo compleanno, Angeliki si suicida buttandosi dal balcone. Polizia e servizi sociali iniziano ad indagare sulla vita della ragazza e sulla sua famiglia, che continua a ripetere essersi trattato di un incidente e a cercare di tornare alla vita di sempre, come se niente fosse accaduto. Qual è il segreto di Angeliki? Un abisso di orrore, sotto l’apparenza della vita familiare perfetta, si rivela man mano che il racconto procede.

Il buio in fondo al tunnel. Così si potrebbe commentare la storia narrata dal film greco Miss Violence, in concorso alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, vincitore del Leone d’Argento per la migliore regia e della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, attribuita al protagonista Themis Panou. Il regista Alexandros Avranas, classe 1977, è solo al suo secondo lungometraggio (il precedente, Without, ha ricevuto sette riconoscimenti ai Premi di Stato per il cinema greco), ma l’incisività del suo narrare è evidente.

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Scenografie asettiche che rivelano un ordine perfetto, figlio del controllo più assoluto, in una casa che somiglia più ad una gabbia, dove gli animali impagliati che arredano gli ambienti sono l’eco e l’immagine riflessa della famiglia che vi risiede, imbalsamata nei suoi schemi. Fotografia scientifica dai toni freddi, quasi da obitorio, come fosse lo sguardo di un entomologo, lo stesso dei documentari naturalistici che la famiglia guarda ossessivamente in televisione, come a cercare negli animali un barlume di istinto vitale sepolto chissà dove. Inquadrature quasi esclusivamente a campo medio ad indicare una frattura esistenziale: nessuno è ripreso pressoché mai a figura intera, perché nessuno è interamente se stesso, perché, per sopravvivere all’orrore, una parte di sé bisogna staccarla, reciderla, sotterrarla nel profondo. Una recitazione da maschera, ingessata nelle espressioni fisse di una caricatura priva di vita.

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Gradualmente il regista ci porta dentro l’orrore e gradualmente quello che all’inizio ci sembrava bello, sereno e curato amorevolmente inizia a rivelare la sua falsità, la sua forzatura, la sua asfittica essenza di negazione vitale. Molto bravi gli interpreti, con la figura centrale di un padre manipolatore che stabilisce regole e metodi non dissimili da quelli usati per manipolare la società.

Di questo film il regista Avranas ha detto: ‹‹Mi chiedo sempre chi abbia il potere. Chi colpisce o chi prova dolore? La violenza più efferata è quella del silenzio, del non detto››
Si esce dalla sala con un intimo senso di disagio, di oppressione, di dolore e con la consapevolezza che film come questi siano necessari per rompere quella gabbia di silenzio di cui tutti, in qualche modo, possiamo essere corresponsabili.

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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