Serie tv – SHERLOCK

 

WHY.

5 MOTIVI PER GUARDARLA

  • Benedict Cumberbatch
  • Martin Freeman (e tutto il resto del cast)
  • Una sceneggiatura brillante e rompicapo
  • Battute e dialoghi fulminanti
  • Sherlock Holmes

LE FRASI:

«I’m not a psycopath, Anderson. I’m a high-functioning sociopath. Do your research.» Sherlock Holmes

«Don’t make people into heroes, John. Heroes don’t exist, and if they did, I wouldn’t be one of them.» Sherlock Holmes

John: «Well, I’m glad no one saw that.»
Sherlock: «Mm?»
John: «You ripping my clothes off in a darkened swimming pool. People might talk.»

«Brainy’s the new sexy.» Irene Adler

«No no no no no, if you don’t stop prying… I’ll burn you. I will burn… the heart out of you.» Jim Moriarty

 

sherlock_series_tv_poster_by_marrakchi-d5bcpfaAutori: Steven Moffat e Mark Gatiss
Regia: Paul McGuigan, Euros Lyn, Toby Haynes, Jeremy Lovering, Colm McCarthy, Nick Hurran, Douglas Mckinnon
Sceneggiatura: Steven Moffat, Mark Gatiss, Stephen Thomson
Interpreti principali: Benedict Cumberbatch, Martin Freeman, Mark Gatiss, Una Stubbs, Rupert Graves, Louis Brealey, Amanda Abbington, Andrew Scott
Anni: 2010 – in produzione
Origine: Gran Bretagna
Emittente: BBC One (in Italia Mediaset Premium e Italia 1)
Stagioni: 3 (e un episodio speciale)
Numero totale di episodi: 10

 Sherlock Holmes è un brillante consulente investigativo che, insieme al coinquilino e amico dottor John Watson, viene chiamato (spesso da Scotland Yard) a risolvere vari casi.

WHAT. Trasposizione ai giorni nostri del personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle, Sherlock è una serie creata e sceneggiata da Steven Moffat (showrunner anche di Doctor Who) e Mark Gatiss (che nella serie interpreta anche Mycroft Holmes, fratello del protagonista).
La prima stagione fu commissionata per intero (tre episodi da 90 minuti ciascuno) e andò in onda nell’estate del 2010 sul primo canale della BBC. L’accoglienza del pubblico, già dalla prima stagione, fu estremamente positiva, e la serie diventò il trampolino di lancio per il successo dei due attori protagonisti.

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Centrale nella storia è l’ambientazione “moderna”, che comporta una riscrittura del vissuto dei personaggi e un’attualizzazione di tutte le componenti. Lo Sherlock di Moffat e Gatiss è un consulente investigativo di cui apparentemente Scotland Yard non può fare a meno per risolvere i crimini più difficili, che si avvale delle tecnologie più diffuse (sms, Skype, ricerche in internet, smartphone, GPS) per concludere le indagini a cui collabora; ogni puntata è dedicata a un caso diverso, la maggior parte dei quali prende spunto dai racconti di Conan Doyle per essere sviluppato in modo coerente con la modernità della storia, mentre il filo conduttore di ogni stagione non è mai così ben definito: il rapporto tra John e Sherlock si interseca con quello con l’avversario per eccellenza, Moriarty, e questioni che sembravano chiuse in una puntata riaffiorano poi nelle stagioni successive. Discorso a parte (ma non del tutto) è lo speciale di capodanno 2016, L’abominevole sposa, ambientato nella Londra vittoriana, in un omaggio ai luoghi e al tempo della storia originale.

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HOW. Serie intelligente, con dialoghi brillanti e divertenti, ha nell’ironia e nella suspense i suoi punti di forza, nonché nel suo protagonista, adorabile nel suo essere insopportabile, presuntuoso, arrogante, troppo affascinante.

L’intento di sorprendere e meravigliare, talvolta, è così impellente da portare la sceneggiatura ad essere un po’ oscura e al limite del confuso, lasciando quasi l’impressione che la trama possa non riuscire ad arrivare ad una conclusione coerente, ma il fascino è proprio nell’essere abbandonati di fronte a svolte inspiegabili (o troppo intelligenti per essere capite da menti “normali”). Se Sherlock dà una spiegazione, non importa quanto contorta e oscura sia, lo spettatore si fida ciecamente. Perché una volta conosciuto, è impossibile non amare Sherlock e soprattutto è impossibile farne a meno.

La regia riflette la velocità di pensiero (e di parola) del protagonista, con un montaggio rapido, vari espedienti inusuali (il testo degli sms impresso direttamente sullo schermo), inquadrature ardite, veloci movimenti di macchina. La qualità tecnica è molto alta, anche grazie alla scelta di realizzare solo tre episodi per stagione, che, per la durata di 90 minuti, sono quasi dei film e permettono di curare ogni aspetto.

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Una particolarità del procedere della sceneggiatura è l’influenza del rapporto con i fan. Come molti altri autori (vedi Bryan Fuller per Hannibal), Moffat e Gatiss hanno capito l’importanza del dialogo con gli spettatori tramite quelle piattaforme di interazione che sono i social network e le fanfiction, in cui gli appassionati si divertono a immaginare le più diverse evoluzioni della storia. Giocando con questi apporti, gli autori hanno inserito numerosi elementi che esplicitamente si rifacevano a idee degli spettatori (vedi la prima puntata della terza stagione), così come hanno calcato sempre più la mano sulle insinuazioni di una possibile attrazione omoerotica tra Sherlock e Watson (una delle maggiori fonti di ironia e di successo tra i fan, tanto che la coppia è stata rinominata “Johnlock”), pur continuando a negarla esplicitamente.

 

WHO. Se i protagonisti sono il punto di forza della serie, gran parte del merito va agli interpreti. Benedict Cumberbatch costruisce uno Sherlock perfetto: presuntuoso, arrogante, sicuro di sé, “high-functioning sociopath” per sua stessa definizione, pressoché incapace di avere relazioni umane di amicizia ed empatia, almeno fino all’arrivo di John Watson. Le battute più brillanti sono proprio quelle del protagonista, che con frasi fulminanti mette a tacere chiunque osi interferire nel suo lavoro o mettere in discussione il suo metodo. Martin Freeman è la degna spalla di Cumberbatch: il suo Watson è un uomo pratico, per nulla stupido, che riesce a tenere testa alla boria di Sherlock e ridimensiona il suo ego, rendendolo più “umano”. Le scene tra i due colleghi/amici sono tra le migliori della serie, grazie anche all’intesa perfetta tra i due attori, che si supportano a vicenda perfettamente.

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L’intero cast è notevole, con personaggi a cui ci si affeziona subito, ben costruiti e interpretati benissimo. Dall’adorabile Mrs. Hudson (Una Stubbs) all’ispettore Lestrade (Rupert Graves), da Mycroft Holmes (Mark Gatiss è perfetto per il ruolo) a Moriarty, un inquietantissimo Andrew Scott, fino a Molly Hooper (Louise Brealey) e Mary Morstan (Amanda Abbington), tutti offrono prove di alto livello e contribuiscono a dare profondità alla storia.

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WHERE. Terzo protagonista è sicuramente Londra. Non ci sarebbe Sherlock Holmes senza la capitale britannica, mostrata in ogni suo angolo – il quartiere cinese del Banchiere cieco, l’elegante quartiere Belgravia in Scandalo a Belgravia, fino a Buckingham Palace –, ma soprattutto senza l’appartamento di 221B Baker Street. La casa di Sherlock e John rispecchia soprattutto la personalità ingombrante e gli interessi dell’investigatore, più che quelli dell’amico. Perennemente ricoperte dalla polvere, se Mrs. Hudson non pulisse di tanto in tanto contravvenendo alle direttive dell’inquilino, con gli oggetti più diversi e bizzarri sparsi in ogni angolo per gli esperimenti che Sherlock compie per risolvere i casi, le due stanze che sono il centro principale della scenografia, il salotto e la cucina, esibiscono le caratteristiche del protagonista: caotico ma geniale, con un carattere difficile e tendente agli aspetti più oscuri se non fosse costantemente supportato (e sopportato) da un fidato amico.

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About Alessandra Pirisi

Laureata all’Università di Bologna in Lettere moderne. I suoi interessi vertono su letteratura (suo primo amore), teatro, danza, cinema, musica e Bruce Springsteen. La passione per il cinema è nata quando aveva 12 anni e da allora per capire cosa fare della sua vita guarda ogni tipo di film (tranne horror e poco altro). Si interessa – molto – a serie tv, in particolar modo poliziesche. Da qualche anno ha un'ossessione totalizzante per il cinema indiano.

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