RIEPILOGO OTTOBRE/NOVEMBRE 2025: Crossing Istanbul/ After the hunt/ Bugonia/ The ugly stepsister/ Sarah Bernhard, la divina di Francia/ I colori del tempo/ Un semplice incidente/ Giovani madri/ Die my love

CROSSING ISTANBUL

Regia: Lavan Akin; Interpreti: Mzia Arabuli, Lukas Kankava, Ddniz Dumanli; Origine: Svezia; Anno: 2024; Durata: 105′

#CrossingIstanbul (t.o. Crossing) del regista svedese di origine georgiana #LevanAkin è un road movie intergenerazionale. Lia #MziaArabuli, insegnante in pensione, dalla Georgia si sposta ad Istanbul in cerca della nipote Tekla, trasgender, emigrata anni prima per sfuggire alla ‘vergogna’ che rappresenta per la sua famiglia. La accompagna in questo viaggio ufficialmente per aiutarla nella ricerca il giovane Achi #LukasKankava, in realtà in cerca di un futuro migliore. Ad Istanbul le loro strade si intrecciano con quella di Amrin #DdnizDumanli, avvocata attivista per i diritti delle persone trasgender, a sua volta in attesa del completamento burocratico della procedura di cambiamento di sesso. #CrossingIstanbul è un racconto di #frontiere, quelle di #paesi diversi che vengono attraversate nel viaggio (Georgia e Turchia sono gli unici paesi al mondo a non avere genere maschile e femminile nel linguaggio), così come quelle #fisiche che vengono attraversate per arrivare alla propria reale identità e quelle #mentali, barriere dove il #pregiudizio di origine #patriarcale impedisce l’accettazione e l’accoglienza. Anche queste ultime verranno infine attraversate da Lia in un finale abbraccio liberatorio. Un #racconto#delicato, malinconico e #non#stereotipato quello del regista che aggiunge un ulteriore tassello nella #decostruzione del #pregiudizio di genere.

AFTER THE HUNT

Regia: Luca Guadagnino; Interpreti:Julia Roberts, Afrew Garfield, Ayo Edebiri, Michael Stunbart; Origine: Usa; Anno: 2025; Durata: 2h 19′

#AftertheHunt (trad. Dopo la caccia) del regista italiano #LucaGuadagnino, da un soggetto originale di #NoraGarrett autrice anche della sceneggiatura, presentato fuori concorso allo scorso #Festival di #Venezia, è un film denso, complesso ed articolato. Alma (non a caso come Alma Mater, cioè madre nutrice, comunemente riferito all’Universita’) #JuliaRoberts (brava anche in questo ruolo, assolutamente al di fuori della sua comfort zone e sulla quale si regge, e forse anche si salva, tutto il film) insegna filosofia etica e morale alla prestigiosa università di Yale, in attesa che le venga assegnata definitivamente la cattedra che però deve contendersi con un secondo aspirante, Hank #AndrewGarfield, giovane narciso con il quale Alma in passato ha avuto una liaison. Terzo polo dello schema è Maggie #AyoEdebiri, alunna ‘geniale’ dottoranda afro-americana di Alma che confida proprio nella sua tesi per ottenere la cattedra. Dopo una cena a casa di Alma e suo marito Frederick #MichaelStuhlbarg, psicoterapeuta devotissimo della moglie, fredda e non innamorata, Maggie ed Hank vanno via insieme. Il giorno dopo Maggie, sconvolta, confida ad Alma di aver subito #violenza#sessuale da parte di Hank. Si apre così una sequenza di azioni/reazioni, attacchi/resistenze, accuse/difese, introspezioni/esternazioni, dove ciascuno dei personaggi cerca e si affanna per #salvare#se#stesso, la propria posizione, reputazione, ambizione, senza un vero confronto ed una vera #comprensione dell’altro. “Per me questo film riguarda soprattutto la possibilità di trovare un modo per ascoltarsi davvero a vicenda, più di qualsiasi altra cosa”, ha dichiarato il regista. Il contrasto più evidente e sconsolante che emerge è quello tra la #teoria e la #pratica, cioè tra quello che si insegna ed impara in aula dove si discetta di #filosofia#etica e #morale (sono numerose le sequenze dedicate alle lezioni) e come si vive, al di fuori dei canoni etici che solo teoricamente si praticano. #AftertheHunt non è un film sulla complessa tematica della violenza sessuale e del consenso, i cui profili di responsabilità non interessano, restando sospesi e non accertati; questi aspetti sono in effetti il pretesto per rappresentare quello #scarto tra come si dovrebbe essere e come si è, con tutte le #contraddizioni dell’animo umano e con tutto il #cinismo dei nostri tempi. Regia come sempre preziosa di Guadagnino, #colonna#sonora varia e coinvolgente (Trent Reznor e Atticus Ross, Smiths, Joao Gilberto), attrici e attori convincenti per un film impegnativo, forse un po’ troppo lungo, con un eccesso di sottotesti, ma di sicuro si tratta di Cinema!

BUGONIA

Regia: Yorgos Lanthimos; Interpreti:Emma Stone, Jesse Plemons; Origine; Usa; Anno: 2025; Durata: 2h

#Bugonia del regista greco #YorgosLanthimos, presentato in #concorso allo scorso #Festival di #Venezia, è il libero #remake del film #Salvarelaterra del regista sudcoreano #JangJoonwang. Teddy Ganz #JessePlemons è convinto che la Terra sia in crisi, principalmente ambientale, a causa di un complotto della specie aliena di Andromeda, infiltrata tra la razza umana. Con l’aiuto di suo cugino Don #AidanDelbis decide di rapire Michelle Fuller #EmmaStone, Ceo di una potentissima casa farmaucetica, da lui ritenuta andromediana, al fine di convincere gli alieni a lasciare il pianeta. Da qui una serie di eventi a catena, sempre più parossistici e paradossali, fino alla implosione finale. Le tematiche dei giochi di #potere, dei relativi #rapporti di #forza e sottomissione care a Lanthimos ci sono tutte. La sua attrice feticcio, Emma Stone, qui perfetta aliena, anche. La #sceneggiatura firmata #WillTracy è particolarmente densa e non didascalica nel trattare le tematiche correlate di #ecosistema in #crisi conclamata, interessi privati, avidità umana e distruzione ambientale, secondo lo schema di una #tragedia#greca che vedrà alla fine soccombere gli esseri umani a favore degli esseri animali (gli ultimi 10 minuti sono i migliori del film). Del resto il #titolo#Bugonia deriva da un #termine di #origine#greca relativo alla credenza secondo cui le api nascevano spontaneamente dalla carcassa di un bue morto. Tutto ciò però non basta, perdendosi il racconto filmico in una serie di situazioni esasperate ed esasperanti, fino a sprofondare nel puro #splatter (c’è lo zampino di #AriAster, regista di #Eddington, qui produttore), con l’effetto di appesantire una narrazione che non coinvolge. In effetti #Bugonia ha in comune con #Afterthehunt di #LucaGuadagnino ed #Eddington di #AriAster (questi ultimi usciti nelle scorse settimane) la rappresentazione di una società competitiva, complottistica, schermata, amorale, in cui le #tematiche #sociali di emergenza ambientale, Covid, blacklivesmatter, consenso, fake news esplodono ed implodono un genere #umano #senza #speranza. ‘Un po’ di possibile, se no soffoco’, scriveva il filosofo #GillesDeleuze. Forse siamo nella fase autoriale descrittiva, alla quale è auspicabile segua una fase creativa che apra o indichi altre strade, quelle che un occhio comune non vede, giacché anche questo è il compito degli artisti. ‘Quando non c’è speranza, bisogna inventarsela’ (#AlbertCamus).

THE UGLY STEPSISTER

Regia:Emilia Blichfeldt; Interpreti: Lea Myren, Ane Dan Thorp, Isac Calmrop, Flo Fagerli; Origine: Norvegia; Anno: 2025; Durata: 1h 45′

#TheUglyStepsister (t.o. Den Stygge Stestøsteren, trad. La sorellastra brutta) della regista norvegese #EmiliaBlichfeldt (qui anche sceneggiatrice) è una versione cinematografica della favola di #Cerenentola, in #chiave#femminista e di genere #bodyhorror (cfr #TheSubstance di #CoralieFargeat), come del resto era il truculento testo originale dei #fratelli#Grimm. La protagonista è la sorellastra Elvira #LeaMyren il cui punto di vista viene seguito nella narrazione che risulta quindi capovolta rispetto al solito. Elvira non è bella come la sua sorella acquisita Agnes #TheaSofieLochNaess, ma deve assolutamente riuscire a conquistare il Principe Julian #IsacCalmroth del quale è romanticamente invaghita; in realtà per necessità di sistemazione (fino al secolo scorso era l’unico modo per una donna di sopravvivere economicamente, al di fuori della prostituzione) dipendendo da questo le sorti sue, di sua sorella Alma #FloFagerli e della loro avida, lussuriosa e manipolatrice madre Rebekka #AneDahlTorp. Inizia così un calvario fisico e psicologico per trasformarsi in quel perfetto oggetto di desiderio sessuale definito dal #malegaze. Naso fracassato e ricostruito, ciglia cucite, dieta ferrea per perdere peso ed entrare in un abito pensato da un uomo, incluso ingoiare un uovo di tenia che le potrà permettere di mangiare senza ingrassare, parrucca pesante, fino alla finale amputazione delle dita dei piedi per calzare la famosa scarpetta. È evidente il rimando a tutto quanto le donne ancora oggi sono disposte a fare per entrare in una immagine creata dal desiderio maschile, tramite la #chirurgiaestetica, le #diete drastiche, inclusa l’assunzione di #farmaci (attualmente è diffuso l’uso di quelli prescritti per il diabete, giacché hanno come effetto collaterale la perdita di peso) e #manipolazioni varie del proprio corpo. La taglia 42 è il nostro mantra, ‘il burqa delle donne occidentali’, come sostiene la sociologa marocchina #FatimaMernissi. Infine Elvira sarà liberata dalle sue gabbie, inclusa quella dell’amore romantico, da sua sorella Alma, esempio di nuova donna autonoma e solidale e di un nuovo modo di essere al mondo. L’#atmosfera straniante #favolistica da sogno/incubo è perfettamente resa dalla regista per un film capace di far riflettere, con catarsi finale come l’insegnamento delle favole prevede (cfr #Donnechecorronocoilupi di #ClarissaPinkolaEstes). #TheUglyStepsister sarebbe un perfetto media di riflessione e studio per le scuole, nell’ottica di quella #educazione di #genere tanto ingiustamente, assurdamente osteggiata.

SARAH BERNHARDT, LA DIVINA DI FRANCIA

Titolo originale: Sarah Bernhardt,la divine; Regia: Guillaim Nicloux; Interpreti: Sandrine Kiberlaine,; Origine: Francia; Anno: 2025; Durata: 1h 38′

#SarahBernhardtLaDivinadiFrancia (t.o.Sarah Bernhardt, la divine) del regista francese #GuillaimNicloux non è un classico, monotono biopic, ma piuttosto il #ritratto#poetico di una delle più grandi attrici di tutti i tempi, interpretata da #SandrineKiberlain, che trasmette al suo personaggio fisicità, sensualità, energia, sicurezza, intensità, ma anche una cifra eterea e romantica particolare. È su di lei che gira tutto il film, essendo presente in ogni inquadratura (quasi sempre #primi#piani); ed è grazie a lei che il film regge, unitamente ad una #scenografia di interni molto fedele e particolareggiata (la Bernhardt, eccentrica ed eccessiva, dormiva in una bara e viveva circondata da animali esotici) ed a #costumi stupendi e curatissimi. La storia si concentra su due momenti in particolare: la malattia che determinerà l’amputazione di una sua gamba nel 1915 e la sua consacrazione artistica nel 1896 con una celebrazione dal carattere regale, quindi due momenti molto diversi (fragilità e trionfo) della vita di una donna dalla personalità travolgente, libera negli amori (dichiaratamente bisessuale) e nelle scelte di vita (aveva una sua compagnia teatrale e recitava spesso in ruoli maschili), #femminista fino al midollo. “La missione di una donna è vivere libera”, obietta sicura a chi le ricorda la ‘suprema’ missione materna del genere femminile. Molti i punti in contatto con #EleonoraDuse, il cui film #Duse di #PietroMarcello è uscito in sala lo scorso settembre (i filmati di repertorio relativi ai funerali delle due attrici, inseriti in entrambi i film, sono sorprendentemente simili per affluenza di popolo e clamore). Completa l’opera francese la #colonna#sonora, coeva e quasi esclusivamente pianistica, per entrare ancora di più nell’atmosfera del periodo storico: #Debussy, #Satie, #Ravel. Un film non banale, dal ritmo sostenuto, che ha il pregio di porre l’attenzione su una #donna protagonista, autonoma, #emancipata, ancora attuale nel suo messaggio di #libertà e #autodeterminazione.

I COLORI DEL TEMPO

Titolo originale:La venue de l’avenir; Regia: Cedric Klapisch; Interpreti: Suzanne Lindon, Vincent Macaigne, Julia Piaton, Sara Giraudeau; Origine: Francia; Anno: 2025; Durata: 126′

#IColoridelTempo (t.o. La venue de l’avenir trad.L’arrivo del futuro) del regista francese #CèdricKlapisch è un omaggio alla #Parigi della #BelleEpoque ed alle arti che in quel straordinario momento storico iniziavano ad affermarsi: fotografia, che di lì a poco porterà al cinema, e pittura impressionista, oltre alla nuova tecnologia della luce elettrica che varrà a Parigi l’appellativo di ‘Ville Lumiere’. La storia parte da una eredità, una casa in Normandia rimasta chiusa dal secolo scorso, che riunisce vari discendenti ignari gli uni degli altri. Quattro di loro, Celine #JuliaPiaton ingegnera, Guy #VincentMacaigne apicoltore ecologista, Seb #AbrhamSabler giovane digital creator e Abdel #ZinedineSoualem professore di lettere prossimo alla pensione, ricostruiscono la vita della loro antenata Adèle #SuzanneLindon, una ragazza che a 20 anni decide di andare a Parigi per conoscere sua madre Odette #SaraGiraudeau. Il racconto si dipana così tra due diversi scenari temporali in continuo dialogo tra loro (l’aspetto più interessante del film), diventando occasione per celebrare la bellezza e il fascino di Parigi, come anche la grandezza della pittura impressionista, in particolare #Monet omaggiato fin dalle prime inquadrature riservate alle sue #Ninfee. Pur perdendosi nella un po’ forzata creazione di collegamenti con personaggi famosi dell’epoca (la sequenza della trance psichedelica ne è un esempio), #IColoridelTempo resta un film elegante e gradevole nella sua leggerezza. Vedibile, godibile.

UN SEMPLICE INCIDENTE

Titolo originale: Yak tasadof-e sade; Regia: Jafar Panhai; Interpreti: Vahid Mobasseri, Ebrahim Azizi, Miriam Afshari; Origine: Iran; Abbo: 2025; Durata: 1h 46′

#UnSempliceIncidente (t.o.Yak tasadof-e sade) del regista e sceneggiatore iraniano #JafarPanhai, vincitore della #PalmaOro allo scorso #Festival di #Cannes, è un #film#autoriale di vera e propria #resistenza#politica. La trama gira attorno all’accidentale incontro, avvenuto dopo ‘un semplice incidente’ stradale, tra Vahid #VahidMobasseri e l’ufficiale soprannominato Eghbal #EbrahimAzizi (cioè ‘Gamba di legno’ a causa di una protesi che determina il suo passo strascicato), il quale anni prima aveva torturato Vahid incarcerato poiché sovversivo rispetto al regime. Vahid non è però sicuro che sia proprio lui, dato che è sempre stato bendato mentre subiva le #torture; per eliminare ogni dubbio, contatta e riunisce altri prigionieri e prigioniere che possano aiutarlo nel riconoscimento. Shiva #MariamAfshari, fotografa, arrestata per aver partecipato ad una manifestazione contro il regime, ricorda la puzza del sudore di Eghbal; Hamid #MohamadAliElyasmher ne riconosce la gamba al tocco; Golrockh #HadisPakbaten, in procinto di sposarsi con Ali #MahidPanhai, stuprata in carcere, ne riconosce la voce…o almeno così sembra (tutti gli interpreti sono bravissimi e non professionisti). In mancanza di certezza assoluta il gruppo si divide, con argomentazioni articolate ed opposte, tra chi persegue la #vendetta a tutti i costi, a dispetto di ogni ragionevole dubbio, e chi rivendica una #ontologia#alternativa alla violenza che altrimenti porterebbe i torturati sullo stesso piano dei torturatori. Si arriverà ad una decisione finale che però non cancellerà la #paura provata e subita, ormai registrata nel cervello come il suono del passo strascicato di Eghbal. #UnSempliceIncidente (anche questo girato dal regista di nascosto), non vede Panhai tra gli interpreti, a differenza dei suoi film precedenti, ma in realtà lui è presente più che mai, dato che le storie che racconta non sono solo riprese da altrui testimonianze, ma frutto di #esperienza#personale diretta, essendo stato in carcere per sei mesi dopo una condanna a quattro anni per la sua attività artistica in opposizione al regime (è stato scarcerato solo grazie alla pressione internazionale). Quindi un #film#politico, di spessore, come pochi, che nello status beckettiano da #AspettandoGodot (direttamente richiamato in una sequenza) riferita all’auspicata fine del regime, riesce a scorgere anche spiragli di #speranza in una #umanità che non è stata del tutto spenta. Da vedere!

GIOVANI MADRI

Titolo originale: Jeunes Meres; Regia: Jean Pierre e Luc Dardenne; Interpreti: LucieLaurelle, Babette Verbeek, ElsaHoubeck; Origine: Belgio; Anno: 2025; Durata: 1h 45′

#GiovaniMadri (t.o. Jeunes Merès) dei registi e sceneggiatori belgi #JeanPierreDardenne e #LucDardenne, premiato allo scorso #Festival di #Cannes per la #migliore#sceneggiatura, è un #film#corale che segue le storie di cinque giovani ragazze, Perla #LucieLaurelle, Jessica #BabetteVerbeek, Julia #ElsaHoubek, Ariane #JanainaHalloyFokan, Naima #SamiaHilmi, tutte residenti in una ‘#maison#maternelle‘ (una casa protetta per ragazze madri adolescenti) a Liegi. L’idea per il film è nata da una indagine che i Dardenne stavano svolgendo appunto in una maison maternelle; le tante, toccanti storie ascoltate li hanno spinti a girare #GiovaniMadri, tralasciando di concentrarsi su un’ unica storia (idea iniziale e loro consueto modo di raccontare) per sceglierne diverse. Punti in comune sono la dimensione spazio-temporale della #casa#protetta e l’essere tutte le protagoniste alle prese con la #difficoltà di affrontare la #maternità e le scelte che impone, incluso un eventuale #affido, in un contesto difficile per le più complesse ragioni: #difficili#condizioni economiche, se non vera #povertà, #tossicodipendenza, #alcolismo, storie familiari problematiche, assenza della figura materna di riferimento. C’è però anche la presenza di uno #statosociale, di operatrici valide e di strumenti di sostegno che permettono di delineare un #orizzonte di #possibile in queste giovani donne, in via di formazione e costruzione di sé stesse. Consueto modo di girare dei Dardenne, focalizzato su ambienti ristretti e personaggi seguiti da vicino con la mdp per quel #cinema del #reale nel quale irrompe anche qualcosa di non previsto, un sorriso (quello di Lilì, la bambina di Jessica, mentre la saluta in macchina) e, soprattutto, la #speranza di farcela. Consigliato!

DIE MY LOVE

Regia: Lynne Ramsay; Interpreti: Jennifer Lawrence, Robert Pattinson, Sissi Spacek; Origine: Usa; Anno: 2025; Durata: 118′

#DieMyLove (trad.Muori amore mio) della regista scozzese #LynneRamsay, tratto dal romanzo #MatateAmor della scrittrice argentina #ArianaHarwicz, narra una storia al limite. Grace, interpretata da #JenniferLawrence (solo lei poteva rendere così bene questo ruolo) e Jackson #RobertPattinson, giovane coppia in attesa, si trasferiscono in una casa nella sperduta campagna del Montana, in una quiete che si rivela inquietante. La nascita del bimbo acuisce un senso di angoscia e smarrimento in Grace: #depressionepostpartum (tematica tabù ancora poco dibattuta), le suggerisce sua suocera Pam #SissiSpacek; “Tutte ne abbiamo sofferto”. Il disagio di Grace è però più ampio: scivola sempre più in una dimensione dove angoscia, senso di perdita, distacco dal mondo e lucida follia si mischiano, fino a spingerla ad allontanarsi da tutto. ‘Non ce la faccio’, dice a Jackson. Indomita e indomabile si allontana nella fusione con la natura come una moderna strega. #DieMyLove non è un film semplice, perché non è semplice entrare nel #disagio#esistenziale. La regista sceglie una #soggettiva ad oltranza, quella di Grace appunto, affidandosi totalmente alla fisica presenza di Jennifer Lawrence, al centro di ogni scena. Non c’è una narrazione lineare, ma ricordi, sensazioni, sogni, paure, ansie che si susseguono quali #streamofconscoiusness (un po’ nello stile di #TerreceMalick), in un #caos che può essere difficile seguire, ma che ha il merito di darci la sensazione di cosa succeda nella mente di Grace. #Colonna#sonora molto presente, da #DollyParton ai #NewOrder con una cover finale (bellissima) di #LoveWillTearUsApart. Impegnativo, interessante.

Alessandra Quagliarella

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Nel 2013 ha frequentato il Seminario residenziale di Critica Cinematografica organizzato dalla rivista di settore I duellanti nell'ambito del Bobbio Film Festival ideato e curato dal maestro Marco Bellocchio, nonché il corso di Storia del Cinema presso l'Uniba - Università di Bari a.a.2012/2013. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, rubrica che si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto due trasmissioni sul cinema: 'Sold Out Cinema' e 'Lanterna Magica, 'entrambe su Controradio Bari. Nel 2023 ha curato la rassegna cinematografica collegata al Corso diretto dalla prof.a Francesca Romana Recchia Luciani per le Competenze trasversali dell'Università di Bari con oggetto la Violenza di genere. Nel luglio 2023 ha collaborato alla rassegna 'Under Pressure, azioni e reazioni alla competizione' e nell'ottobre 2023 ha partecipato all'evento 'Taci, anzi parla. Il punto sulla violenza di genere' con un intervento sul film 'Una donna promettente', entrambi organizzati dall'associazione La Giusta Causa. Nell'aprile del 2024 ha curato una lezione su ' Sesso e sessualità: dalle pioniere del cinema muto al cinema femminista degli anni 70' nell'ambito del corso di Letteratura di genere della prof.ssa lea Durante all'Università di Bari. Collabora con l'Accademia del Cinema dei Ragazzi di Enziteto. In particolare approfondisce i collegamenti tra gli studi di genere e cinema.

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