REALITY

Titolo: Reality; Regia: Matteo Garrone; Interpreti: Aniello Arena, Loredana Simioli, Nando Paone; Origine: Italia; Anno: 2012; Durata: 115’

Luciano Ciotola ha moglie, tre figli, vive in un palazzo fatiscente di un quartiere popolare di Napoli circondato da un parentado onnipresente, fa il pescivendolo e arrotonda con una truffa di robot da cucina. Spinto dai figli, decide di tentare un provino per un famoso reality televisivo. Da quel momento tutta la sua vita si svolge in attesa della chiamata per il programma: vende la pescheria, si libera dei suoi beni, vive chiuso in casa ininterrottamente collegato con la ‘casa’ della trasmissione, fino a trasferirsi di soppiatto all’interno della stessa, sollievo finale alla sua follia.

«Dopo Gomorra volevo tentare la strada della commedia con un film leggero» ha dichiarato Matteo Garrone, ma Reality (Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes del 2012) è un film altrettanto se non più tragico, imperniato su due temi tutt’altro che leggeri: l’apparire che prevale sull’essere ed il confine labile tra ragione e follia, di pirandelliana memoria.
La nostra è una cultura dove si ‘sfonda’ senza fatica e meriti particolari, dove per il dio denaro si è disposti a credere anche ad una realtà finta che permetta di sfuggire ad un reale tranquillo, ma senza il botto.
La inevitabile conseguenza di tale premessa è un sempre più labile e confuso confine tra ragione e follia, come i ragionamenti di Luciano Ciotola (Aniello Arena) dimostrano: inizialmente lucidi e convincenti, si fanno via via più deliranti, fino ad una totale adesione alla vita falsa, unica vera e voluta, rappresentata dal rinchiudersi nella casa della trasmissione, bozzolo protettivo e in quanto tale prigione dell’essere libero.

reality3

Simbolica della dicotomia tra essere ed apparire è la contemporanea rappresentazione di due opposte location dalle quali i personaggi entrano ed escono per tutta la durata del film: quella del reale/”essere” è grigia, con poca luce, scalcinata come i palazzi decadenti della Napoli ben conosciuta e amata da Garrone, e quella del reality/”apparire” è colorata, sgargiante, quasi accecante, tutto uno sberluccichio di stucchi lustrini paillettes, dove regna l’artificio plastificato e omologante dei centri commerciali e degli acquapark.
In questo schema contrapposto, il massimo del reality è rappresentato dalla sequenza iniziale del film: una festa di matrimonio in cui finti nobili aprono le porte di un finto reame dove almeno per un giorno bisogna “vivere il sogno”.

reality4

«Never give up», come ossessivamente ripete un personaggio del film, diventa una litania triste che decreta infine la schizofrenia di Luciano Ciotola il quale, al termine di una sua personale via crucis composta da attese ed illusioni, crederà reale ciò che è reality, sancendo così la morte dell’essere.
Va sottolineata la bravura del protagonista, dalle mille espressioni che non scadono mai in maschera napoletana, Aniello Arena, il quale ha affinato la sua arte attoriale in carcere, così come i protagonisti di Cesare deve morire dei Taviani e alcuni di Gomorra, quasi a confermare la necessità di ancorare la recitazione ad un trascorso reale che la liberi da ogni artificialità.

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *