Un film, una scena – LA FINESTRA SUL CORTILE

Titolo: La finestra sul cortile; Titolo originale: Rear window; Regia: Alfred Hitchcock; Interpreti: James Stewart, Grace Kelly, Wendell Corey, Thelma Ritter; Origine: USA; Anno: 1954; Durata: 112′

Jeff è un giornalista d’assalto costretto a casa da un’ingessatura alla gamba dovuta a un incidente durante il suo ultimo reportage. Annoiato, passa il tempo osservando fuori dalla finestra i suoi vicini. Scoprirà che tra loro si cela un uxoricida.

In capolavori come questo è davvero un’ardua impresa scegliere una scena d’elezione. Tutto colpisce lo sguardo, dall’interessante scena iniziale in cui con brevi inquadrature Hitchcock riesce già a farci capire molto del protagonista, al fotogramma di una meravigliosa Grace Kelly che si china per baciare il volto di James Stewart in un ralenti che lascia senza fiato, alla scena in cui Miss Cuore Solitario sta per suicidarsi, ma la melodia sublime che giunge dal musicista dell’ultimo piano la frena dal compiere il folle gesto.
Si potrebbe proseguire all’infinito citando ogni singola sequenza di quel film stilisticamente perfetto che è La finestra sul cortile, ma il titolo della rubrica è chiaro: UNA scena, una e solo una. Tra tutte ho scelto quindi la finale, degna chiusura di 112 minuti di pellicola.

Interno, giorno. Inquadratura di un termometro. Ci indica che la temperatura è scesa dagli oltre 90º Fahrenheit delle prime scene del film ai ben più miti 70º.
Al mutamento del clima esterno, corrisponde un mutamento anche dei vari micro-climi domestici. È una panoramica a svelarceli.
Il dolly si sposta da destra a sinistra compiendo un perfetto emiciclo e curiosando nelle case del cortile, dispiegandoci dinnanzi il ventaglio delle relazioni umane.

Nell’appartamento all’ultimo piano osserviamo il compositore in crisi creativa che ha finalmente portato a termine la sua canzone e la fa ascoltare a Miss Cuore Solitario che è lì con lui emozionata perché le ha letteralmente salvato la vita. Il giradischi spande nell’aria le dolci note del brano Mona Lisa composto da Ray Evans e Jay Livingston nel 1950, che per l’occasione Hitchcock utilizza nella versione di Nat King Cole, scegliendo di registrare la musica in presa diretta per amplificare la sensazione di realtà.

La MDP guida poi lentamente il nostro sguardo verso le altre finestre, quella di Mr. Thorwald e la sua defunta signora, le cui pareti di casa vengono ridipinte di fresco dagli imbianchini al lavoro; l’appartamento di Miss Torso, la ballerina, che da ape regina circondata da maschi si rivela l’affettuosa fidanzata di un omuncolo tarchiato in divisa militare; e, infine, riprende la giovane coppia in luna di miele che, dopo essersi amata appassionatamente per giorni, viene sorpresa in un’accesa lite.

fullsizeoutput_2afullsizeoutput_2dfullsizeoutput_27

Hitchcock, che fa un ampio uso della soggettiva in quasi tutto il film, in questa sequenza finale de La finestra sul cortile gioca con una finta soggettiva.
Al termine della panoramica di 180 gradi, l’inquadratura si sposta di altri 45 gradi per mostrarci l’appartamento di Jeff. Lo scorgiamo addormentato e, quindi, orfani della sua vista, deduciamo che era con i soli nostri occhi che stavolta guardavamo la scena. La camera si sofferma sulle gambe di Jeff, entrambe ingessate, come punito da una dantesca legge del contrappasso per essere andato “oltre” il proprio spazio, invadendo l’intimità del vicinato.

Distesa sul letto c’è Lisa, che ci appare per la prima volta in jeans mentre legge un libro di viaggi, “Beyond the High Himalaya’s”, che prontamente mette via appena si accorge che il compagno dorme, per riprendere la lettura della sua amata rivista Harper’s Bazaar. Brillante chiusura intrisa di umorismo hitchcockiano.

123.jpeg

Quello che colpisce de La finestra sul cortile, e di questa sequenza in particolare, è che le immagini hanno tutte un forte potere evocativo, lo spazio è limitato perché non vediamo che una piccola porzione degli appartamenti, ma basta a farci intuire molto sulle vite di chi ci abita. Non è un caso che le frasi in quest’ultima scena siano poche e brevi, solo accenni di ciò che già avevamo percepito.
Il condominio sembra una sorta di teatro dove le scene si mostrano simultaneamente su più livelli e ognuno di essi è una precisa declinazione delle relazioni umane.
Il nostro voyeurismo è soddisfatto, e perfino legittimato.

 

About Ivana Mennella

Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di recente adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina otto anni fa. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A quasi 40, scrive per questo blog e sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema e’ ancora e resterà sempre la sua più grande passione.