HANNIBAL: I PERSONAGGI E L’AMBIENTAZIONE

WHO. I PERSONAGGI

Il lavoro sui personaggi è straordinario (non a caso Fuller si definisce, a ragione, uno scrittore di personaggi) ed è il vero punto di forza.

Se si arriva alla visione della serie completamente – o quasi – digiuni dalla storia, la prima stagione riserva un crescendo di tensione, dovuto principalmente all’ambiguità del protagonista e di conseguenza al suo ruolo nella storia. Hannibal viene presentato prima di tutto come uno stimato psichiatra, uomo dai gusti artistici, letterari, di vestiario e culinari estremamente raffinati, con una cultura varia e approfondita. Il suo portamento esprime sicurezza e ispira una certa fiducia, nonostante la sua espressione sia al limite dell’indecifrabilità. Nella sua interpretazione Mads Mikkelsen gioca tutto sulle micro espressioni, mezzi sorrisi, sguardi rapidi e apparentemente casuali, minimi cambiamenti che le persone intorno a lui non colgono, ma di cui beneficia la macchina da presa e, di conseguenza, lo spettatore.

 

  

 

Will Graham è l’altro protagonista. Psicologicamente instabile a causa della sua sviluppatissima empatia, Will ha difficoltà a relazionarsi con le persone e vive solo, in compagnia di cani randagi che raccoglie dalla strada accogliendoli in casa. Se nella prima stagione è presentato come una vittima, inconsapevole della vera natura di Hannibal, nella seconda e nella terza subisce un’evoluzione che lo rende un personaggio sempre più forte e interessante. Hugh Dancy rende la fragilità e l’ambiguità di Will in modo perfetto, senza scadere in istrionismi o in una recitazione troppo carica.

 

hannibal will ambientazione  

 

Non minore spessore hanno gli altri personaggi. Jack Crawford, quasi una figura paterna per Will, nonostante il suo atteggiamento nei suoi confronti non sia sempre così protettivo; Alana Bloom, psichiatra criminale in stretti rapporti sia con Hannibal che con Will, verso cui dimostra un forte istinto di protezione; Bedelia Du Maurier, psichiatra e collega di Hannibal, che sembra conoscere meglio di tutti; ma anche Abigail Hobbs, Frederick Chilton, e in seguito Mason e Margot Verger e Francis Dolarhyde, formano una rete di comprimari che sostiene magnificamente la storia e i protagonisti. Due le costanti che li accomunano (quasi) tutti: una tendenza alla manipolazione degli altri per raggiungere i propri obbiettivi (nonostante molti siano personaggi “positivi”, per quanto ciò possa avere importanza in una serie come Hannibal) e il fatto che nessuno di essi riesca a sfuggire al “fascino” di Hannibal, rivelandosi – ad eccezione probabilmente solo di Mason Verger – proiezioni dello spettatore.

 

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WHERE. L’AMBIENTAZIONE

La scenografia è un elemento fondamentale della serie. Per le prime due stagioni, la scena si svolge prevalentemente nella casa di Hannibal, tra lo studio e la cucina. Sono i luoghi che esprimono la sua personalità e nella terza stagione, quando l’azione si sposta, si sente molto la mancanza di questi ambienti, come se il personaggio fosse stato privato di una parte di sé.

 

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Anche per l’ambientazione, i dettagli sono importantissimi. Lo studio di Hannibal è elegante, ma non immediatamente confortevole. Le tonalità scure e la preponderanza di zone buie trasmettono una sensazione di inquietudine, nonostante non ci siano elementi che dichiarino il pericolo che si corre: i mobili più importanti sono la scrivania, le poltrone su cui si accomodano i pazienti e un pianoforte; una parete molto ampia è adibita a libreria, espressione dell’ampia cultura del padrone di casa. La cucina, in cui dominano le tonalità acciaio, e la sala da pranzo, con le pareti blu scuro e le piante come decorazione, sono gli altri due ambienti fondamentali dell’abitazione: anche qui tutto è ordinato, razionale, collocato secondo un gusto raffinato e ricercato. Completamente opposta la casa di Will, specchio del suo disordine interiore, così come il suo abbigliamento trasandato, in contrasto con quello curatissimo di Hannibal.
Gli esterni sono spesso illuminati da una luce soffusa – non c’è mai un sole caldo e rassicurante – oppure caratterizzati da cieli grigi e freddi. Non sono molto frequenti le ambientazioni urbane, maggior rilievo è dato alle foreste della Virginia (in realtà si tratta del Canada) e agli spazi aperti in cui sono commessi molti degli omicidi.

 

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Fa eccezione la terza stagione, quando l’ambientazione si sposta in Europa. La linea narrativa che segue Will porta ai boschi della Lituania e alla villa in cui Hannibal ha passato l’infanzia, buia, decadente, in rovina. Ma la vera protagonista di questa prima parte è Firenze, dove Hannibal si trasferisce. È forse l’unico ambiente urbano che viene veramente esplorato a fondo e il modo in cui è mostrata è lontano dai cliché della città italiana inondata dal sole: spesso ripresa di notte, Firenze non è mai priva di fascino, nemmeno in giornate piovose e grigie. Il ritmo narrativo della terza stagione è molto più lento rispetto alle due precedenti e questo proprio a favore di sequenze descrittive che permettono di soffermarsi sugli spazi e i paesaggi in cui è ambientata. Oltre agli esterni, girati, tra gli altri, in Piazza Santa Maria Novella, sul Ponte Santa Trinita e in Via de’ Tornabuoni, numerose sono le scene in interni, in cui l’attenzione per i dettagli e la predilezione per le scenografie curate e ben costruite sono espresse a pieno. La galleria degli Uffizi, Palazzo Medici Ricciardi, Palazzo Capponi – a cui si aggiunge la Cappella Palatina di Palermo – offrono riprese che tolgono letteralmente il fiato per la loro bellezza. È sempre più un fatto di estetica piuttosto che di etica per Hannibal, e così è per l’intera serie.

 

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Altra passione di Hannibal sono i vestiti: Entertainment Weekly ha notato che in un episodio – il settimo della prima stagione, “Sorbet” – Lecter arriva a indossare ben dieci abiti diversi.

 

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About Alessandra Pirisi

Laureata all’Università di Bologna in Lettere moderne. I suoi interessi vertono su letteratura (suo primo amore), teatro, danza, cinema, musica e Bruce Springsteen. La passione per il cinema è nata quando aveva 12 anni e da allora per capire cosa fare della sua vita guarda ogni tipo di film (tranne horror e poco altro). Si interessa – molto – a serie tv, in particolar modo poliziesche. Da qualche anno ha un'ossessione totalizzante per il cinema indiano.

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