ESTRANEI

Titolo originale: All of Us Strangers; Regia: Andrew Haigh; Interpreti: Andrew Scott, Paul Mescal, Jamie Bell, Claire Foy; Origine: Gran Bretagna, USA; Anno: 2023; Durata: 105 minuti.

Una sera Adam conosce il suo vicino di casa Harry. Un incontro tra due dolorose solitudini porterà Adam a far pace con il suo passato e, forse, con sé stesso.

Raccontare questo film senza fare spoiler è impossibile. Eppure, lo spoiler non renderà la sua visione meno godibile, anzi, potrà preparare lo spettatore ad entrare senza pregiudizi nello spazio (senti)mentale del protagonista.

Adam ha 40 anni ed è uno sceneggiatore in crisi creativa. Una sera bussa alla sua porta Harry, il vicino di casa, che, ubriaco, offre e chiede un po’ di compagnia per la notte. Sono gli unici condomini di una disabitata palazzina alla periferia di Londra e sono entrambi gay, ma mentre Harry vive la sua sessualità in maniera serena e disinibita, Adam ha un rapporto problematico con sé stesso, quindi, rifiuta le avances chiudendogli la porta in faccia.

Tornato alle sue divagazioni solitarie, ritrova in una scatola delle vecchie foto di quando era bambino e decide di recarsi nel luogo in cui è nato e cresciuto e dove trent’anni prima ha perso, appena dodicenne, entrambi i genitori in un incidente stradale.

Estranei non è il solito film sull’elaborazione del lutto, è un film che parla dei nostri rimpianti, dei nostri fantasmi, delle parole non dette, degli abbracci mancati.

Un tempo Cinemagazzino nella bella rubrica Cinema e poesia abbinava un film a una poesia. Ecco, questo film trova la sua perfetta traslazione poetica nella splendida poesia del premio Nobel Wislawa Szymborska, La memoria finalmente.

Nei primi meravigliosi versi è racchiusa la trama delicata e sfuggente della pellicola di Haigh.

“La memoria ha finalmente quel che cercava.

 Si è trovata mia madre, mi è apparso mio padre.

Ho sognato per loro un tavolo, due sedie.

Si sono seduti.

Erano di nuovo miei e per me di nuovo vivi.”

Questo è quello che succede ad Adam. Incontra i propri genitori morti anni prima. Gli appaiono come in un sogno “ma liberi da sogni” tanto che Adam chiede alla madre ‹‹Questo è reale?››

 Lei risponde con una domanda. ‹‹Ti sembra reale?››

‹‹Si›› annuisce Adam.

‹‹Allora la risposta l’hai già data›› conclude sua madre.

Per chi ha perso una persona amata, sognarla significa ritrovarla anche se in uno spazio etereo, anche se solo per quei pochi attimi notturni in cui la sospensione dell’incredulità ci permette di sentire il sogno come reale.

E in fondo, cosa importa che non lo sia se in una certa ‘altra’ dimensione lo è stato?

Del resto, tante volte si resta turbati per l’intera giornata da un incubo fatto la notte, eppure era ‘solo’ un incubo.

Mentre i fotogrammi di Estranei scorrono sotto gli occhi non vi capiterà neanche per un attimo di chiedervi se sia vero quello che Adam vede, semplicemente perché non importa. Il viaggio surreale che porta Adam a entrare in contatto con i suoi fantasmi, in senso letterale e simbolico al contempo, lo libera. Lo libera dal passato, dal segreto sulla sua omosessualità mai confessata ai genitori e gli permette di sciogliere quel nodo di disperazione che si porta in petto da sempre, di voltare pagina, di riprendere in mano la sua vita.

Per far questo Adam deve passare però attraverso una sorta di fase di ‘regressione’ in cui sembra tornare bambino.

Con i suoi genitori piange, recupera gli abbracci mancati, si concede di aver paura e per questo di dormire nel letto con loro. E come un bambino che spera nella loro approvazione, la ottiene. Si sente un fallito e invece suo padre gli dice: ‹‹Noi siamo fieri di te, hai superato tante cose››, una frase che chiunque vorrebbe sentirsi dire dai propri genitori più che da chiunque altro, ma la vita a volte non concede il tempo a queste e ad altre importanti parole di essere dette.

Quando poi con occhi lucidi e infantili prega i suoi di restare ancora perché ‹‹Non è mai abbastanza›› gli viene risposto che non è possibile, anzi, proprio per il suo bene questi incontri devono finire, in modo che lui possa liberarsi dal passato e guardare il presente e il futuro.

Futuro che forse ha la forma di Harry, il vicino di casa con cui ha iniziato a frequentarsi qualche giorno dopo avergli chiuso la porta di casa e della sua vita.

Harry lo aiuta, anche lui, a suo modo, a liberare il suo vero sé fino all’inaspettato epilogo che non svelo e lascio alla vostra visione.

Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Taichi Yamada, Estranei è un film struggente, ma mai ricattatorio con lo spettatore. Si piange, tantissimo, per la modalità sapiente e sensibile che il regista ha di muovere la camera e di mettere in scena tematiche delicate e abusate da altri cineasti quali il lutto e l’omosessualità.

Grande merito hanno anche tutti gli attori che portano sulle loro spalle un film non facile perché basato tutto sulle sfumature di gesti e sguardi ai quali fungono da corredo musicale le toccanti note dei Pet Shop Boys e Frankie Goes to Hollywood nell’azzeccatissima colonna sonora. In particolare, magistrale è l’interpretazione di Andrew Scott che interpreta Adam con uno sguardo così dolente da restare appiccicato addosso forse perché rimanda a noi stessi, a quel grumo nero di dolore che ognuno si porta in petto e che prima o poi dobbiamo guardare per dirgli finalmente addio.

Ivana Mennella

About Ivana Mennella

Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina nel 2007. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A 40 sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema è ancora e resterà sempre la sua più grande passione.

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