È STATA LA MANO DI DIO

Titolo originale: È stata la mano di Dio; Regia: Paolo Sorrentino; Interpreti: Toni Servillo, Teresa Saponangelo, Filippo Scotti, Massimiliano Gallo, Luisa Ranieri, Renato Carpentieri; Origine: Italia; Anno: 2021; Durata: 130 minuti.

Delicato resoconto del coming of age di Filippo, alter ego di Paolo Sorrentino, nella Napoli degli anni Ottanta. La tragedia familiare, ma anche l’amore per la sua città, per Maradona e per il cinema.

Nell’affollata arena dei giardini della Triennale di Milano circondati da una precoce brezza settembrina, ho ricordato, ho riso, ho pianto mentre sul maxischermo scorrevano le immagini di È stata la mano di Dio.

Meritatissimo Leone d’argento Gran Premio della Giuria alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia e Premio Marcello Mastroianni a Filippo Scotti come migliore attore emergente, l’ultimo lavoro di Paolo Sorrentino fa ridere fino alle lacrime letteralmente.

Un po’ autobiografia dal sapore felliniano, come ha scritto qualcuno, e un po’ biografia (questo a mio parere) di tutti quelli che come me sono cresciuti all’ombra del Vesuvio negli anni Ottanta.

C’è Napoli fin dalla prima scena, inquadrata dall’alto con le sue luci e le sue ombre. Uno sguardo universale declinato poi in quello di Fabietto, un acerbo adolescente vicino all’età che segna il passaggio anagrafico al mondo adulto. Questo passaggio sarà traumatico e definitivo perché taglierà in modo netto il passato dal futuro in un ideale primo tempo (anche filmico) e un secondo tempo.

Prima riso spensierato, poi pianto di smarrimento che conosce solo chi d’improvviso sente il dissolversi di ogni certezza. L’unica luce, la sola ancora di salvezza che riscalda e conforta, è una sincera passione per il cinema con cui poter esprimere quello che si ha dentro.

“A tien na cosa a raccuntà??” urla il regista Antonio Capuano allo smarrito protagonista.  

E Sorrentino ha tanto da raccontare in quel modo che gli è proprio, che l’ha reso famoso nel mondo, che l’ha fatto amare da tanti e forse detestare da alcuni.

La cifra stilistica del suo cinema è sempre riconoscibile da uno o più fattori che ne costituiscono la sua personalissima impronta registica: gli intarsi onirici, la carrellata di personaggi freak, alcuni passaggi verbali un po’ fumosi, il suo attore feticcio Toni Servillo.

È stata la mano di Dio si sottrae alla grandiosità visiva e strabordante di pellicole quali La grande bellezza, Loro 1 e Loro 2 per spostarsi su un piano più intimo e personale, come richiede il nucleo narrativo del film, ma allo stesso tempo si percepisce la mano di Sorrentino in quel preciso modo di osservare il mondo che appartiene al regista. Il suo sguardo curioso, aperto e compassionevole è anche quello di un incantato Filippo Scotti che interpreta Fabietto, il regista da giovane. Fabietto resta così spesso con gli occhi spalancati e la bocca semiaperta davanti a tutto ciò che gli colpisce il cuore e le pupille, dalla bellezza sensuale della zia Patrizia all’arrivo di Maradona al Napoli.

Con quella stessa espressione di commossa meraviglia ho guardato io questo film e non solo perché mi affascina da sempre il modo di fare cinema di Paolo Sorrentino, ma anche perché mi è entrato dritto dentro restituendomi qualcosa che pensavo fosse perso in un remoto anfratto della memoria… Napoli e IL Napoli, Roccaraso, il mio sogno di bambina (“Mi vergogno di dire cosa voglio fare da grande…voglio fare il regista.”) mio padre, la sua simpatia, la sua risata. Adesso amo ancora di più Toni Servillo.

About Ivana Mennella

Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina otto anni fa. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A 40, scrive per questo blog e sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema è ancora e resterà sempre la sua più grande passione.

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