BIFEST 2020 – PANORAMA INTERNAZIONALE

INVISIBLE

Titolo Originale: Nematoma; Regia: Ignas Jonynas; Interpreti: Dainius Kazlauskas, Darius Bagdziunas, Paulina Taujanskaité; Origine: Lituania, Lettonia; Anno: 2019; Durata: 90’.

Jonas, ex ballerino, si finge cieco per partecipare ad uno show televisivo. Qui incontra Saulè, sua partner di ballo, con la quale riscuote successo. Nel frattempo Vytas, uscito di prigione per aver ucciso sua moglie Marija, amante di Jonas, è in cerca di vendetta.

Un noir che indaga sulle infinite espressioni della psiche umana, dalle atmosfere rarefatte e sospese. 

La natura con la sua verità da un lato, rappresentata dai bellissimi paesaggi lituani, e la Chiesa dall’altro sono i due poli tra i quali l’uomo da sempre si dibatte alla ricerca della sua verità. Verità che nei nostri tempi sempre più risiede nell’apparenza delle immagini che rendono un tv-show la nuova frontiera del credo, “origine di false aspettative che ci stanno portando in una sorta di nebbia”, come sostiene il regista Ignas Jonynas, classe 1971,qui al suo secondo lungometraggio.

In questa densa narrazione la danza mantiene la sua valenza archetipa di espressione dell’animo umano. “ Il nostro coreografo è stato anche un importante sceneggiatore, poiché ha scritto l’intera coreografia dei sentimenti dei due personaggi. Abbiamo provato a scriverlo nello script, ma è impossibile descrivere a parole la chimica che avviene nella danza, in quanto è molto sottile.”, ha affermato il regista.

Non aspettatevi happy-end, ma una tragedia chiarificatrice dei nostri tempi annebbiati.

GIPSY QUEEN

Regia: Hüseyin Tabak; Interpreti:Alina Serban, Tobias Moretti, Irina Kurbanova; Origine: Germania,Austria;Anno: 2019; Durata: 112’

Ali, madre single di due bambini di origine Rom, ripudiata dalla sua comunità, cerca di trovare il suo riscatto nella boxe.

Million Dollar Baby (Clint Eastwood, 2004) è più che un’ispirazione in Gipsy Queen che ne attinge a piene mani, senza però raggiungerne la stessa malinconica grazia. I richiami sono continui: dalle scene di allenamento, al rapporto couch/atleta (qui più scanzonato) , al combattimento finale contro l’avversaria cattivissima e scorretta, con ammiccamenti anche a Rocky (John Avildsen, 1977) e Fight Club (David Fincher, 1999).

Elemento di differenziazione è l’ambientazione ad Amburgo, con le conseguenti difficoltà di integrazione per Ali, giovane donna di origine rom, single, madre di due bambini.

Il film ha un tono da soap-opera, ma anche una certa verità ed incisività nelle scene di boxe. Non importa quante ne abbiamo viste: il ring, il combattimento e la voglia di riscatto che ad essi sottendono portano in sé una certa verità che coinvolge lo spettatore. Non un capolavoro del genere, ma onesto, firmato dal regista Huseyin Tabak, classe 1981, qui al suo terzo lungometraggio.

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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