5 FILM AMBIENTATI IN PRIMAVERA

Quando arriva la primavera”, come scrisse Ernest Hemingway, “non c’è altro problema se non dove essere più felici.” È il tempo della rinascita nel nella fauna, nella flora, un tempo che ci riapre alla vita e che scaccia via nello scantinato della memoria il ricordo del freddo, morto inverno, almeno per un altro anno.

In realtà nell’ambito cinematografico la primavera, contrariamente ad ogni previsione, visto che rappresenta il trionfo dei colori, è probabilmente la stagione meno celebrata rispetto ad altre che annoverano grandissimi film.

È la cinematografia cinese e soprattutto giapponese ad omaggiare questa stagione, con le opere del maestro Yasujiro Ozu (Late Spring – 1949, Early Spring – 1956). In particolare i giapponesi amano riprendere l’Hanami, cioè la contemplazione dei ciliegi in fiore (Sakura), fortemente sentita nella loro cultura, tanto che in quasi tutti i film ambientati in questo periodo dell’anno c’è una sequenza ad essa dedicata.

Ci sono poi film interamente ambientati in primavera ed altri che presentano solo una parte o anche una sola sequenza ambientata in questa stagione, mentre un capitolo a parte è rappresentato dai film americani cosiddetti spring-break movies (lo spring-break è una vacanza sfrenata di alcol, droga e sesso che gli studenti americani fanno in primavera, verso Pasqua, in genere andando sulla costa est degli USA).

Qui di seguito vi propongo 5 dei più splendenti esempi di cinematografia primaverile e relativi luoghi dove essere (quasi) felici.

1) MAGIC IN THE MOONLIGHT. Regia: Woody Allen; Interpreti: Emma Stone, Colin Firth; Anno: 2014; Origine: Usa; Durata: 97’

È un film minore di Woody Allen, ma di certo ha delle frecce al suo arco, come gli attori, molto bravi e in parte.

Siamo nel 1928 in Costa Azzurra e Provenza, tra giardini incantati, rose e balli serali stile Fitzgerald; lui e lei si conoscono, si detestano e poi finiscono col capitolare l’uno nelle braccia dell’altra, secondo lo schema della commedia romantica, comédie au champagne; ma c’è anche altro che promana da dettagli o presenze marginali. Magic in the Moonlight apre proprio su un palcoscenico di Berlino davanti ad un pubblico che a breve non vedrà più un elefante nella stanza, metafora della scelta dell’umanità di ignorare il nazismo crescente.

Inoltre la tematica della magia, molto presente in Allen (Sturdust Memories, Alice, La maledizione dello scorpione di giada, Scoop) e la divinazione (Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni) stanno ad indicare che l’irrazionale istinto di sopravvivenza nell’universo indifferente è rappresentato dall’illusione, vera ancora di salvataggio: l’illusione delle immagini, dei vecchi giochi di prestigio, di una bolla di champagne e dell’amore.

Il mondo può o non può essere senza scopo, ma non è sprovvisto di un qualche tipo di magia.” – Stanley Crawford.

 

2) CAMERA CON VISTA.  Titolo originale: A room with a view; Regia: James Ivory; Interpreti: Helena Bonham Carter, Julian Sands, Daniel Day Lewis, Maggie Smith, Judy Dench, Denholm Elliot; Origine: Regno Unito; Anno: 1986; Durata: 115′.

Il film, ambientato nel 1907, è diviso in due parti. Nella prima Lucy è in viaggio a Firenze con la sua più anziana cugina, Charlotte Bartlett. Conosce il giovane George Emerson che durante una gita a Fiesole la bacia appassionatamente in un campo di grano (una delle scene più belle del film).

La seconda parte è ambientata in Inghilterra, nella stupenda campagna inglese del Surrey. Lucy si è fidanzata con Cecil Wise (Daniel Day-Lewis, in una delle sue prime interpretazioni), un londinese sofisticato e snob che disprezza i modi dei gentiluomini di campagna. Per una serie di eventi i nuovi vicini di casa sono proprio George e suo padre. [SPOILER]Dopo una serie di difficoltà, Lucy scioglie il fidanzamento con Cecil e si sposa con George. Camera con vista si chiude a Firenze, dove George e Lucy trascorrono la luna di miele.[FINE SPOILER]

È un film leggero, frizzante, sottile, pungente, molto ben recitato (un cast che annovera il meglio degli attori inglesi) e raffinato; vinse l’Oscar per sceneggiatura, scenografia e costumi.

C’è una sola cosa impossibile, ed è amare e separarsi.” – Mr.Emerson

 

3) LITTLE SISTER. Titolo originale: Umimachi Diary; Regia: Horokazu Kore-Eda Interpreti: Haruka Ayase, Masami Yamasama, Kaho, Suzu Irose; Origine: Giappone; Anno: 2015; Durata: 128’.

Nella cittadina di Kamakura vivono tre sorelle (Sachi, Yoshino e Chika), lasciate dal padre 15 anni prima per iniziare una nuova convivenza. In occasione del suo funerale le ragazze fanno la conoscenza della sorellastra adolescente Suzu che accetta volentieri l’invito ad andare a vivere con loro.

Hirokazu Kore-eda in questa occasione ha avuto come punto di riferimento la graphic novel Umimachi’s Diary. Con sensibilità estrema entra in punta di piedi in un universo femminile composto da sorelle tra loro diversissime, con attenzione e capacità di lettura delle storie e psicologie di ciascuna.

Tutto ruota attorno alla loro abitazione (quella di quando erano piccole) e ad un liquore di prugne fatto in casa, il cui sapore cambia con il passare del tempo. È quanto accade a molti di noi con sentimenti che ritenevamo a torto immutabili e che invece si trasformano, sia in senso positivo che negativo. È un film pieno di grazia, dalla regia delicata sia nel rappresentare i personaggi, sia nel ritrarre la natura, un film che ti porta dentro la cultura giapponese, una cultura dove tutto è sussurrato ed elegante, dove tutto va decifrato, dove la poesia e la ricerca dell’armonia sono costanti. Ovviamente non manca la scena dei ciliegi in fiore.

 

4) RACCONTO DI PRIMAVERA. Titolo originale: Conte de Printemps; Regia: Erich Romher; Interpreti: Anne Teyssedre, Huges Quester, Florence Darel; Origine: Francia; Anno: 1990; Durata: 112′.

Natasha ha invitato per le vacanze l’amica Jeanne, professoressa, per buttarla tra le braccia del padre, perché la ragazza non può sopportare la fidanzatina del genitore.

È il primo episodio del ciclo I racconti delle quattro stagioni con cui Rohmer sembra voler tornare alle origini dei contenuti filosofici; infatti la protagonista Natasha è una professoressa di filosofia.

Con la finezza e la perspicacia abituali, Rohmer si diverte col gioco delle molteplici combinazioni del cuore: l’amicizia, la gelosia, la passione incontrollabile, la seduzione discreta. La storia si dipana tra Parigi e la casa di famiglia a Fontainebleau, dove gli alberi stanno germogliando e dove il regista narra con gentilezza la infinita storia degli equivoci e del desiderio esitante che sa tracciare così bene.

Ovviamente, come nel suo stile è un film molto parlato, ma parlano anche gli ambienti, in realtà soprattutto interni. Rohmer fugge infatti da qualsiasi immagine stereotipata, in quanto per lui la primavera del titolo è soprattutto la prospettiva di mutamento che si offre ai personaggi ed assume quindi un senso simbolico e metaforico.

L’altra strana caratteristica di questo film è che in genere in primavera gli amori sbocciano, mentre in questo caso muoiono. Le coppie protagoniste infatti si lasciano, o sono in crisi oppure c’è una baruffa, o una reticanza a lasciare il proprio stato di single.

 

5) SPRING BREAKERS. Regia: Harmony Korine; Interpreti: James Franco, Vannessa Hudgens, Selena Gomez, Rachel Korin; Origine: Usa; Anno: 2012; Durata: 92′.

Brit, Candy, Cotty e Faith, studentesse di un college di provincia, aspettano da tempo di fare una vacanza memorabile. Nell’imminenza di un nuovo “spring break”, armate di pistole ad acqua, rapinano un fast food per potersi concedere finalmente la vacanza da sballo tanto sognata. Finiscono in carcere dove, solo dopo una notte, sono rimesse in libertà grazie al pagamento della cauzione da parte di Alien, un noto criminale del posto. Seguono una serie di eventi compiuti dalla neo-banda.

Lo spring break movie, che esalta l’edonismo da bikini degli studenti americani durante le loro vacanze di Pasqua in posti come Palm Springs e Fort Lauderdale, è un filone vegeto sin dagli anni 60 (Palm Sprig Weekend, 1963). Indubbiamente il break di primavera è l’intervallo più atteso dagli studenti americani. Nella marea di contraddizioni della società americana, se in inverno la teen generation gradisce tacchino e focolare domestico, in primavera trasferisce corpo e relativi appetiti sulle spiagge della Florida. Il regista Armony Korine, provocatore proveniente dal cinema indie, ha incluso nel film tre attrici di provenienza Disney Channel per inserirle in un’ambientazione totalmente differente.

Il film, che naviga tra allucinazione, eccessi, colori acidi, musica rap, in una intossicante evocazione del vuoto, si apre con una lunga sequenza dove lo spettatore viene gettato nel peggio dello spring-break! Con il solo commento musicale a palla, ci vengono proposte in stretto ed incalzante montaggio varie situazioni tipiche, dove i corpi diventano fantocci per la ripetizione e la meccanicità del sesso e del divertimento, dove il tutto (colori fluo, bellezza, giovinezza, divertimento) esplode in un totale alienante nichilismo.

 

 

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Da settembre 2015 cura e conduce una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.