TELLEGRAMMI (o di CG lontano dai suoi catasterismi)/4

Suspiria: Sintesi di Possession (Zulawski) e Maleficent (sono incorreggibile), ideale anello di collegamento, con i suoi sette capitoli (6+1), tra i Coen (6) e Lanthimos (8) per la gioia di chi ama gli schemi (qui però posteriori ed estetici – sembra – più che strutturali), nel complesso un’ulteriore ottima prova per Guadagnino e un deciso passo avanti (o per lo meno in obliquo) sul piano dei contenuti rispetto allo sgangherato precursore (pur sempre fondamentale per la forma), con classiche iniezioni di psicanalisi, ritrovati nessi causa-effetto e una contestualizzazione storica a dire il vero vagamente posticcia e fumosa, nonostante l’insistenza (laddove in Zulawski rimaneva elegantemente sottesa). Tilda che parla tedesco è da estasi linguistica. “Suspettavo peggio”

Frères Ennemies: Si dorme un po’ troppo per poter garantire pareri oggettivi, ma considerata la sua natura (o meglio, aspirazione) di adrenalinico poliziesco stupefacente, ho detto tutto. “Narcotico”

The Announcement: Turco satirico con idee stilistiche precise e coerenti, ma l’humour spento à la Roy Andersson era già vecchio a 20′ dall’inizio del film che gli valse il Leone d’Oro. “Niente di nuovo sul fronte orientale”

La Noche de 12 Años: Emozioni forti di sicura presa sul pubblico, ma non del tutto esenti da manipolazioni furbette: la decisione di stemperare il dramma intenso nella comicità più facile o nel surreale aiuta a rendere ancora più accessibile il film e ad insaporirne mieli e fieli (gli scarti stilistici corrispondenti sono ben gestiti), ma lascia la sensazione di scrittura non coesa e reiterativa. Il tripudio pop della scena (madre) di “The sound of silence” è però di una certa indubbia potenza e riscatta da ogni remora (Bradley Cooper una scena così se la sogna). “(Per) 12 anni (- progetto di lunga data -) schia(ri)vo (i toni) (il calembourista che è in me, dopo 12 ore di proiezioni e 4 di code temo vada a dormire)”

L’amica geniale: Si tenga in considerazione che dopo il semibinge di Twin Peaks 3 fatico ancora a digerire serie al di sotto di un certo standard, ma sicuramente non basta prendere Max Richter (che già ha l’anima di plastica a furia di riciclarsi, figlio di un potenziale e diabolico incesto(?) Glass-Zimmer) da The Leftovers e Annabelle Wallis formato mignon da Peaky Blinders per darsi le arie da serie di rilievo internazionale. Episodi noiosi e inconcludenti, inutilmente dilatati per garantire alla Rai quattro prime serate (si poteva benissimo trasporre in film vecchia scuola, il romanzo di partenza non è certo un Infinite Jest), regia anonima, didascalie assordanti. Proiettare in anteprima i primi due episodi di una serie (come già fatto per The Young Pope) è un’operazione sensata tanto quanto lo sarebbe interrompere la visione di The Favourite dopo la seconda parte e finire di vedere le restanti sei al cinema cinque mesi più tardi, in più la brutta fotografia, gonfiata sullo schermo oceanico della Darsena, è un vero supplizio. “InCostantzo (Hungry Hearts l’avevo amato)”

What you gonna do when the world’s on fire?: Schiavitù quotidiane millenarie e tentati esorcismi. Inconfondibilmente minervinico (tra gli approcci al reale più lucidamente vivi e veri). Si soffre il posizionamento in ora tarda (mannaggia a Costanzo e alla gerarchia degli accrediti, che non permetteva di fare il contrario con sicurezza). “Bianco e Nero”

L’Elliofannia del giorno – dopo la notizia della clamorosa cancellazione dell’ultimo Woody Aellen (già realizzato e pronto da distribuire), che, eclissando con sé anche Lei, ha scatenato due Rainy Day in Venice molto apprezzati dalla mia tenda – è il già accennato retElling guadagniniano, matrocentrico, coreutico e stregato, con tanto di Dakota non-Fanning che insegue un maleficentico ectoplasma verde nella cripta della sua sospirante alba rossa di metamorfosi.

(nella foto – svogliata, ma “taking pictures or any form of etc etc is strictly forbidden” – il dresscode vagamente in tinta ma un po’ leggerino per i frequentatori della polare Darsena: tre strati di maglie di cui l’ultima di lana, pantaloni di velluto, braccialetto di accesso al fangoso camping subacqueo dove pern(u)otto e a cui tenterò di tornare ora, tempesta permettendo)

 

About Carlo Gandolfi

Colui che scruta, cromaveglie di luce, onirosuoni.