TRESPASSING BERGMAN

Regia: Jane Magnusson, Hynek Pallas; Anno: 2013; Origine: Svezia; Durata: 107’

‹‹Se il cinema fosse religione questo posto sarebbe La Mecca o il Vaticano!››

È quanto esclama il regista Alejandro González Iñárritu entrando nell’abitazione privatissima di Ingmar Bergman, sulla remota isola di Fårö, nel Mar Baltico, set di molti dei suoi film, dove il regista visse dalla metà degli anni Sessanta fino alla sua morte, nel 2007.

Il documentario svedese Trespassing Bergman, presentato alla 70° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Venezia Classici-Documentari, parte da un quesito: nel processo di creazione artistica come ci si rapporta ad un “padre” così eccelso, quale Bergman è nell’ambito della settima arte? Il conflitto ci esalta? O, al contrario, ci schiaccia? Ci eleva? Ci intimorisce?

Per rispondere a questi domande alcuni dei più famosi registi al mondo (Martin Scorsese, Ang Lee, lo stesso Iñárritu, Michael Haneke, Claire Danes, Ridley Scott, Zhang Yimou) vengono condotti in visita nella casa del maestro, dove sono intervistati sulle emozioni che provano nell’addentrarsi nel suo luogo più privato e difeso e sul significato che ha per loro quel “trespassing” (in inglese “to trespass” significa “invadere” e ci riporta alla mente il “no trespassing” di Kane e della sua Xanadu).

Altri registi (Lars von Trier, Thomas Vinterberg, Woody Allen) ed attori (Robert De Niro, Harriet Andersson, Isabella Rossellini), invece, vengono solo intervistati.

Tutti, infine, si interrogano su quel che Bergman rappresenti per loro e per il cinema.

Il documentario diventa occasione per riflettere su cosa sia il cinema, su come e perché il maestro svedese rappresenti un riferimento obbligato (‹‹Ha fatto tutto prima di tutti con un’intensità unica››). È anche un excursus sul suo percorso esistenziale e artistico, del quale vengono mostrate scene, interviste, immagini: da Monica e il desiderio (1953) a Il settimo sigillo (1957), da Il posto delle fragole (1957) a Scene da un matrimonio (1973), fino a Fanny e Alexander (1982)… una serie ininterrotta di capolavori.

Gli autori e produttori di quest’opera, i critici cinematografici Jane Magnusson e Hynek Pallas, partendo da una serie di documentari realizzati nel 2012 per la televisione svedese, dal titolo Bergman’s video, hanno ampliato la ricerca e l’analisi sul maestro e sull’influenza che ha avuto sul cinema moderno, utilizzando una narrazione che mette insieme momenti temporali diversi: le visite nella casa e le interviste (entrambe a colori), le scene dei film (quasi solo in bianco e nero), con un’alternanza di livelli narrativi che, pur essendo differenti, si susseguono armoniosamente e con ritmo coinvolgente.

Come gli stessi autori hanno dichiarato, ‹‹tutti questi celebri registi avevano una cosa in comune: non avrebbero mai smesso di parlare di quanto Ingmar Bergman fosse stato importante per loro››.

Un documentario molto interessante, formativo, emozionante… come l’ultimo fotogramma: la fotografia di Ang Lee, in lacrime, con il capo appoggiato sul cuore del maestro che lo abbraccia sorridendo, un’immagine che esprime tutta la commossa, ammirata riconoscenza di chi ha visto in Bergman la luce della propria ricerca artistica ed esistenziale.

Un film per cinefili purissimi e non solo. Da non perdere, sperando che venga distribuito!

 

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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