SULLA MIA PELLE

Titolo: Sulla mia pelle; Regia: Alessio Cremonini; Interpreti: Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano, Andrea Lattanzi, Orlando Cinque; Origine: Italia; Anno: 2018; Durata: 100’

Gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi, dall’arresto per spaccio fino alla morte nel reparto penitenziario dell’ospedale Pertini.

Raccontare un fatto di cronaca in un film non è mai facile. Il racconto esige che gli eventi siano narrati di modo che chi guarda si interessi a essi, ne sia coinvolto. Il racconto esige espedienti, parole, azioni, che non necessariamente rispecchiano i fatti. La storia di Stefano Cucchi, del suo arresto e della sua morte, risale al 2009. Un anno relativamente vicino, se si considerano i tempi italiani di metabolizzazione di eventi di cronaca. Ancora più vicino se si pensa che il processo per accertare chi siano i responsabili della sua morte è ancora in corso. Ancora più vicino, per la vicenda di un ragazzo entrato in caserma vivo e uscito dal carcere morto, con il volto gonfio e gli occhi pesti, una vertebra incrinata e il corpo scheletrico. Come trasformare questa storia in un film, come farne un racconto?

Il regista Alessio Cremonini fa una scelta minimale, sobria e neutra: insieme alla co-sceneggiatrice Lisa Nur Sultan, Cremonini ha letto tutti gli atti processuali e il filo narrativo che segue Sulla mia pelle sono i fatti stessi, aderendo il più possibile ai documenti ufficiali. Una scansione degli eventi che, però, non è asettica, ma assume il punto di vista di Stefano e mostra tutti i passaggi, dall’arresto, alla permanenza in cella la prima notte, all’udienza che determina la sua successiva detenzione, fino ai vari passaggi tra ospedale, carcere e reparto penitenziario dell’ospedale Pertini. La storia del protagonista è alternata con quella della famiglia, i genitori e la sorella Ilaria, alla ricerca di un modo per riuscire a vedere Stefano e nel passaggio dalla fiducia nella giustizia ai dubbi sempre più radicati, per arrivare allo sgomento e alla sofferenza più tremenda.

Due linee narrative parallele, quindi, per una storia raccontata con una grandissima delicatezza, per restituire voce e corpo fisico a un ragazzo che nella cronaca è rimasto come una serie di fotografie e che ancora non ha ricevuto quella giustizia che gli è stata brutalmente negata in vita. Lo stile di Sulla mia pelle è neutro – non neutrale– e attento a non calcare sulla drammaticità. Si fugge il voyeurismo e l’effetto scandalistico (il pestaggio da parte dei carabinieri non è mostrato, la porta si chiude e ritroviamo Stefano con il volto tumefatto), mentre la sofferenza traspare inevitabilmente da tutto il film, dall’interpretazione delicata e disarmante di Alessandro Borghi, dimagrito, trasformato nella voce e nel corpo, che assume sulla sua pelle tutta la violenza di cui Stefano Cucchi è stato vittima; da quelle di Jasmine Trinca, Max Tortora e Milvia Marigliano, che restituiscono la sobrietà addolorata e l’incredulità dei genitori e della sorella Ilaria («Ma noi abbiamo sempre avuto fiducia nella legge» è la frase della madre, un pugno nello stomaco che lascia senza fiato); dalle reazioni e azioni di tutti i personaggi, eventi che hanno portato alla morte di un ragazzo, una morte così evitabile da rasentare l’incredibile. La narrazione non tralascia quasi nulla, ma racconta le vicende con grande pudore, anche nel mostrare il corpo di Stefano tumefatto e dolorante, con la macchina da presa che quasi lo accarezza.

Rabbia e sofferenza, compassione (nel senso di cum patire, soffrire insieme), incredulità e un senso di impotenza insopportabile. Ciò che rimane addosso dopo aver visto Sulla mia pelle sono sentimenti che non se ne vanno facilmente, insieme a domande incredule e indignate su una società in cui accadono casi come quello di Stefano (e continuano a esserci, ancora e ancora), e quella società è la nostra.

 

About Alessandra Pirisi

Laureata all’Università di Bologna in Lettere moderne con una tesi su "Il deserto rosso" di Antonioni e nella specialistica con una tesi su "Mercuzio non vuole morire" della Compagnia della Fortezza. I suoi interessi vertono su letteratura (suo primo amore), teatro, danza, cinema e Bruce Springsteen. La passione per il cinema è nata quando aveva 12 anni e da allora per capire cosa fare della sua vita guarda ogni tipo di film (tranne horror e poco altro). Considera Hitchcock, Cukor e Wilder (alcuni tra) i suoi registi preferiti, Cary Grant il miglior attore del mondo, "Un pesce di nome Wanda", "Scandalo a Filadelfia" e "Rocky Horror Picture Show" la più efficace medicina esistente. Si interessa – molto – a serie tv (in particolar modo poliziesche); tra le preferite Modern Family e Hannibal, da cui ha sviluppato un’insana passione per Mads Mikkelsen. Per la serie "dirty pleasures", ha un'ossessione "segreta" (anche se la sbandiera ogni volta che può) per i film di Bollywood (per chi ancora non lo sapesse, Shah Rukh Khan non è solo il Re di Bollywood, ma anche del Mondo).