Speciale Nolan – MEMENTO + INCEPTION

 

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È da poco nelle sale Interstellar, l’ultimo, attesissimo film di Christopher Nolan. Il regista britannico che tanto ha fatto parlare di sé, per la prima volta nella sua filmografia, affronta il genere fantascientifico. Finora ha abituato gli spettatori a trame labirintiche, enigmi irrisolti e finali aperti a cui ognuno può dare l’interpretazione che più ritiene appropriata; i suoi film infatti hanno come scopo principale quello di disorientare lo spettatore. La scelta di affrontare dei temi chiave che possono essere accostati alla psicoanalisi, tra i quali l’identità, la realtà, l’idea e l’illusione fanno in modo di riconoscere in lui uno stile cinematografico unico.

I due film sui quali vogliamo porre particolare attenzione sono Memento (2000) e Inception (2010). Nonostante il decennio che li separa e la grossa differenza di budget nella produzione (Inception è costato cinquanta volte di più), questi film possono essere considerati come il manifesto del cinema nolaniano, sia per le storie narrate, sia per le tecniche di ripresa utilizzate.

 

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Regia: Christopher Nolan; Interpreti: Guy Pearce, Carrie-Anne Moss, Joe Pantoliano, Mark Boone Junior, Russ Fega; Origine: USA; Anno: 2000; Durata: 114’

Leonard (Guy Pearce), affetto da amnesia anterograda, è alla ricerca di John G. e non porrà mai fine alla propria guerra interiore. Lui crede solo ai fatti oggettivi, eppure, nel momento in cui ha la possibilità di rimettere insieme i pezzi e risolvere l’enigma, decide di eliminarli, perché la verità che nasconde nel proprio inconscio è troppo dura da sopportare.

Memento può essere considerato come un puzzle da ricostruire, in cui i concetti di memoria e identità fanno da padroni. È un film che tratta di un disordine identitario, della maschera dietro cui si nasconde il protagonista Leonard, della sua memoria, del suo volto diviso in due parti di cui probabilmente neanche lui stesso sa più riconoscere quale sia reale e quale non lo sia.

Il punto di forza è il trattamento dello spazio/tempo: il montaggio permette subito allo spettatore di identificarsi totalmente con Leonard e infatti, come lui, non avrà la percezione dell’ordine in cui accadono gli eventi e seguirà la storia per frammenti. La tecnica utilizzata prevede la distinzione tra le sequenze in b/n relative al passato di Leonard – in ordine cronologico – e quelle a colori che, al contrario, avanzano a ritroso per blocchi narrativi, per cui prima si vedranno gli eventi relativi alla fine e poi quelli avvenuti in precedenza. Nolan cattura così lo spettatore e lo intrappola nell’intreccio dei fatti.

Leonard è convinto di tenere sotto controllo la propria vita, ma finisce con l’essere inghiottito da un circolo vizioso: quello di selezionare cosa dimenticare e cosa invece sostituire. La cosa importante quindi non è il fatto che non riesca a ricordare, quanto il fatto che scelga di non ricordare. Nolan costruisce un legame indissolubile tra Leonard e noi spettatori: come lui, anche noi creiamo la nostra verità e crediamo alla versione che riteniamo più affidabile.

Dopo l’enigmatico Memento, il labirintico Inception.

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Regia: Christopher Nolan; Interpreti: Leonardo Di Caprio, Joseph Gordon-Levitt, Tom Hardy, Marion Cotillard, Ellen Page, Michael Caine, Ken Watanabe; Origine: USA/Gran Bretagna; Anno: 2010; Durata: 142’

Dom Cobb (Leonardo Di Caprio) è in grado di creare sogni indotti nella psiche di persone che dormono per poi inserirvisi e “rubare” idee e segreti custoditi nel loro subconscio. Un giorno un potente industriale gli chiede di effettuare l’operazione opposta: innestare un’idea nella psiche di un suo rivale. In cambio potrà rientrare a casa negli Stati Uniti, da cui è dovuto scappare perché ricercato per omicidio.

Centro della narrazione del film sono temi come i sogni, i sensi di colpa e l’influenza che hanno su di noi i ricordi della nostra vita.
Lo spettatore impara a conoscere ogni aspetto della personalità del protagonista Cobb, proprio grazie ai suoi sogni. Al loro interno si scoprono la sua storia e la sua angoscia e, cosa più importante, a un certo punto i sogni addirittura diventano a tutti gli effetti la realtà in cui lui crede. Se in Memento Leonard si serve di foto per mantenere il contatto con la realtà, Cobb usa un totem, oggetto necessario al sognatore per distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.
La struttura narrativa di Inception è una sorta di matrioska, infatti, – a differenza di Memento – più che la dimensione temporale è lo spazio il protagonista, inteso non solo come luogo materiale, ma come spazio del sogno e della mente; essa rappresenta per i personaggi il nemico più temibile, in cui possono rimanere intrappolati in ogni momento.

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I protagonisti dei due film appaiono come due lati della stessa medaglia: entrambi fanno della propria vita una costruzione mentale, dove ciò che accade è frutto della loro immaginazione; oltre a non saper cos’è reale, soprattutto non sanno più chi siano loro stessi. La ragione per cui agiscono così è dovuta a un problema che li affligge: il trauma causato dalla morte delle rispettive mogli.
La grande differenza che li contraddistingue è il modo in cui cercano di risolvere la situazione: la ragione di vita di Leonard è l’insaziabile desiderio di vendetta contro l’uomo che gli ha rovinato la vita e quindi un sentimento fortemente negativo. Al contrario Cobb ha come obiettivo quello di riabbracciare i suoi figli, il sentimento d’amore più grande che ci sia.

Nonostante Memento e Inception possano avere numerose differenze, l’elemento chiave più importante che li accomuna e che li rende così ben scritti è lo stile adottato da Nolan; grazie a lui lo spettatore non è più un’entità passiva, anzi diventa a tutti gli effetti parte delle storie potendone dare le proprie interpretazioni: è in questo modo che i film nolaniani continuano a vivere.
Le immagini possiedono una forza potente, compongono la nostra vita e, anche quando chiudiamo gli occhi, sono sempre lì, pronte ad essere proiettate nella nostra mente. È per queste ragioni che il cinema di Nolan può essere considerato grande cinema: è illusione, ma è anche verità, quella verità che ognuno di noi può trovare nei luoghi nascosti della mente.

 

di Giulia Fullin

 

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