I 10 MOTIVI PER CUI AMIAMO THE BLUES BROTHERS

Titolo originale: The Blues Brothers; Regia: John Landis; Interpreti: John Belushi, Dan Aykroyd, Carrie Fisher, James Brown, Aretha Franklin, Cab Calloway, Ray Charles; Origine: Usa; Anno: 1980; Durata: 142’

The Blues Brothers l’abbiamo visto tutti, almeno una volta (o almeno una volta l’anno). È un antidepressivo naturale, senza controindicazioni di sorta ed effetti indesiderati, ideale per chi, durante le feste di Natale, si senta più in preda ad una malinconia latente che ad una gioia incontenibile, perché, se il musical firmato da John Landis nel 1980 ha un merito indiscutibile (tra i tanti), è proprio quello di riconciliarci con la parte più leggera, spensierata, gioiosa, divertente della vita. Anche il cinefilo più musone, quello che se il film non è girato da un regista polacco morto suicida in fase di montaggio non ci pensa proprio a vederlo, non può restare indifferente, ritrovandosi per lo meno ad accennare un sorriso durante la visione.

Nonostante un’accoglienza non proprio entusiastica da parte della critica americana che lo definì «una saga presuntuosa» (New York Times) o «un’imbecille stramberia» (Washington Post), nel tempo è diventato un vero e proprio cult-movie, nonché uno dei film più amati dal pubblico.

Ecco, di seguito, 10 serotonici (e non esaustivi) motivi per cui sì, noi lo amiamo!

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1) JOHN BELUSHI
John Belushi non interpreta Jake “Joliet” Blues. John Belushi è Jake Blues, dalla prima all’ultima sequenza. La sua vis comica in The Blues Brothers, da lui definito «un buon film, film di Chicago, un film musicale senza droga né sesso», è al suo massimo. Tra l’altro la sua prematura fine, nel 1982 a soli 32 anni dopo aver girato appena 8 film, rende ancora più preziosa la sua presenza, la sua recitazione, la sua bravura.

«I miei personaggi dicono che va bene essere incasinati. La gente non deve necessariamente essere perfetta. Non deve essere intelligentissima. Non deve seguire le regole. Può divertirsi. La maggior parte dei film di oggi fa sentire la gente inadeguata. Io no.»

2) IL CAST
Un cast stratosferico! Il film riunisce il meglio dei musicisti soul e rythm&blues, impiegati in ruoli perfettamente ritagliati sulle loro personalità e sul loro estro artistico: James Brown (il revederendo Cleophus James), Aretha Franklin (la signora Murphy, titolare del Soul Food Cafè), Cab Calloway (Curtis), John Lee Hooker (Slim), Ray Charles (Ray, il proprietario del negozio di strumenti), una giovane Chaka Kan (una delle cantanti del coro Gospel). A questi grandi nomi se ne affiancano altrettanti provenienti dalla commedia americana: Dan Aykroyd (Elwood Blues), John Candy (il comandante di polizia Burton Mercer), Carrie Fisher (l’ex fidanzata di Jake, lasciata all’altare), Kathleen Freeman (la sorella Mary Stigmata, “la Pinguina”).

Divertenti sono i cameo disseminati per tutto il film: John Landis è uno dei poliziotti che inseguono i Blues Brothers nel centro commerciale, Steven Spielberg è l’impiegato delle tasse alla fine del film.

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3) LA MUSICA
Una colonna sonora da urlo, da brivido, insuperabile, tanto che, dopo un lungo sondaggio, la BBC nel 2004 l’ha indicata come la più bella della storia del cinema. Solo qualche titolo: Think di Aretha Franklin, Shake a tail feather di Ray Charles, Gimme some loving, Minnie the Moocher di Cab Calloway, Sweet home Chicago, Jailhouse rock. La forza travolgente della musica di questo film è tale che ci siamo affezionati persino ai due brani country-western che vengono proposti in una delle sequenze più divertenti: il tema della serie tv Rawhide e Stand by your man.

I pezzi che si sentono durante il film in totale sono 30, alcuni cantati direttamente dai protagonisti, altri inseriti in vario modo nel racconto (per esempio, la radio della Bluesmobile trasmette alcuni grandi classici di Sam & Dave). I brani, inoltre, spaziano spesso anche in altri generi: La cavalcata delle valchirie di Wagner accompagna l’inseguimento dei nazisti,  Anema e core è la canzone che si sente a casa della signora Tarantino, La ragazza di Ipanema si ascolta nell’ascensore che Jake ed Elwood prendono all’ufficio delle imposte, Quando quando quando è eseguita da Murph e the Magic Tones quando i fratelli Blues vanno a trovarlo in un improbabile locale per convincerlo a tornare con la banda.

Dan Aykroyd, left, John Belushi, center, and Cab Calloway are shown in a scene from the 1982 movie "The Blues Brothers." (AP Photo)

4) LE BATTUTE
John Landis e Dan Aykroyd, che collaboravano da anni per il Saturday Night Live, sono autori del soggetto e della sceneggiatura che conta alcune tra le battute più memorabili della commedia americana, entrate nel linguaggio comune.

«Siamo in missione per conto di Dio»

«Di là ci sono due tizi travestiti da impresari delle pompe funebri.»

«Ho visto la luce!»

Per finire (ma si potrebbe continuare trascrivendo in pratica tutta la sceneggiatura del film), il monologo di Jake per convincere la ex fidanzata a non ucciderlo insieme al fratello.

«Ti prego, ti prego, non ci uccidere. Ti prego baby, lo sai che ti amo. Non avrei mai voluto lasciarti, non è stata colpa mia. Davvero, sono sincero. Quel giorno finì la benzina. Si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi un lontano amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette!»

5) IL COSTUME
All’uscita dal carcere dove Elwood è andato a prendere Jake, l’impiegato, nell’elencare gli oggetti personali che si appresta a restituire, descrive quella che di fatto è la divisa dei Blues Brothers: «Un paio di scarpe nere, una giacca di un abito nero, un paio di pantaloni di un abito nero, un cappello… nero, un paio di occhiali neri». La divisa non si dismette mai, tanto che Elwood non toglie mai gli occhiali da sole per tutta la durata del film, mentre Jake non li indossa solo nella sequenza in cui bacia la ex fidanzata. Tra l’altro John Belushi, alquanto superstizioso, pretese un nuovo paio di occhiali per ogni scena girata.

blues brothers36) IL BALLO
In perfetto stile musical, tanti sono i balli disseminati per tutta la durata del film: da quelli molli e disarticolati di Jake a quelli corali coreografati e più complessi proposti in varie sequenze: nella chiesa del Reverendo, durante il brano eseguito da Ray Charles dove tramite un ritmato montaggio alternato ci viene mostrato quanto succede all’interno e all’esterno del negozio, durante il brano cantato da Aretha Franklin, il cui canto/ballo si interseca con quello di tre coriste/amiche e dei fratelli Blues in uno dei momenti più godibili di tutto il film.

7) IL CIBO
Chi di noi non ha immaginato di entrare nel corrispondente del Soul Food Cafè e chiedere: «quattro polli fritti e una Coca» oppure «pane bianco tostato liscio»? Ma fanno gola anche i gamberi che Jake ed Elwood si lanciano nel super chic ristorante francese, Chéz Paul, dove convincono Mr. Fabulous a seguirli, minacciando di presentarsi a mangiare a «colazione, pranzo e cena tutti i giorni della settimana».

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8) GLI INSEGUIMENTI
Il film, che conquistò il Guinnes dei primati per il maggior numero di incidenti d’auto, conta due mitiche scene di inseguimento: quella nel centro commerciale dove Jake ed Elwood sono inseguiti da una sola macchina della polizia e quella che comprende «tutte le forze dell’ordine dell’Illinois» nell’inseguimento finale.

9) IL FINALE
Everybody needs somebody to love è la canzone dei Blues Brothers più famosa, un successo intramontabile rimasto invariato negli anni, oltre che di perfetto stampo natalizio parlando di amore, di bisogno di amore, di abbracciarsi e volersi bene.

10) Qualcosa è stato tralasciato? Il 10° motivo indicalo tu… in fondo ciascuno di noi ha una sua ragione per amare The Blues Brothers.

 

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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