Titolo: Il condominio dei cuori infranti; Titolo originale: Asphalte; Regia: Samuel Benchetrit; Interpreti: Isabelle Huppert, Gustave Kervern, Valeria Bruni Tedeschi; Origine: Francia, Gran Bretagna; Anno: 2015; Durata: 100’
Le storie di sei personaggi si intrecciano in un condominio della banlieue parigina tra reale e sur-reale. Un’insolita visione della grigia periferia.
Presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes, Il condominio dei cuori infranti è tratto da due dei racconti scritti nel 2005 dallo stesso regista, Samuel Benchetrit: “Les Chroniques de l’Asphalte”.
Lo scenario è quello anonimo, per forma e per colore, della periferia parigina, ma in realtà potrebbe trattarsi di qualsiasi periferia degradata del mondo. Edifici alti, squadrati, grigi e decadenti si stagliano contro un cielo dello stesso colore rendendo il panorama piatto. I primi piani iniziali inquadrano volti catatonici, i condomini sembrano essere stati assorbiti dagli interni squallidi nei quali vivono le loro solitudini.
Poi qualcosa si muove d’improvviso, un incontro casuale ai limiti dell’assurdo e questi “cuori infranti” ritrovano nell’altra persona i pezzi smarriti. Una donna algerina, il cui figlio è in prigione, accoglie nella sua casa un astronauta americano caduto, letteralmente, dal cielo e, anche se solo per due giorni, il vuoto lasciato dal figlio verrà colmato da questo giovane sconosciuto che dormirà nella stanza di lui e indosserà i suoi vestiti.
Un uomo chiuso in una sorta di autismo sentimentale s’innamora di un’infermiera conosciuta per caso in ospedale. Un adolescente (figlio del regista e della compianta Marie Trintignant), costretto ad essere genitore di sé stesso, incontra la sua vicina di casa e instaura con lei un rapporto pseudo filiale.
La scenografia è di gusto vintage, c’è un forte richiamo agli anni Ottanta, effetto voluto dal regista, che crea un lieve spaesamento nello spettatore.
Non si riesce a collocare a livello temporale le vicende dei protagonisti, la realtà sembra sia rimasta cristallizzata nel ventennio precedente, tra vecchi VHS, polaroid e macchine fotografiche analogiche. Le parole dvd e fotocamera digitale sono le uniche brevi incursioni verbali nella realtà contemporanea.
C’è molta malinconia negli occhi dei condomini di questo fatiscente stabile ma intervallata da una spiazzante ironia a tratti grottesca, che rende lieve il modo di comunicare le profonde solitudini. I lunghi silenzi e i piani-sequenza espandono gli stati emotivi dei protagonisti e li fanno arrivare fino a noi.
Benchetrit ci mostra una fotografia differente della realtà di periferia perché la vicinanza con l’altro non crea attrito, non c’è traccia alcuna della violenza a cui ci ha abituato tanto cinema suburbano, anzi, l’avvicinamento all’altro è ricercato, arricchisce, sveglia dal torpore senti-mentale e dona un ritratto di un’umanità commovente in cui vengono azzerate le contrapposizioni culturali, sociali e generazionali a favore di una comunicazione più profonda e reale.

About Ivana Mennella
Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina nel 2007. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A 40 sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema è ancora e resterà sempre la sua più grande passione.
