VITTIMA DEGLI EVENTI

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Regia: Claudio Di Biagio; Intepreti: Valerio Di Benedetto, Luca Vecchi, Sara Lazzaro, Milena Vukotic, Alessandro Haber, Massimo Bonetti; Anno: 2014; Origine: Italia; Durata: 50′

I film su Youtube non sono “film”? Un film è tale solo se concepito per le sale e fruito esclusivamente in esse?
Per buona parte della teoria e della critica cinematografica e di chi, il cinema, lo fa, assolutamente sì.
Come considerare, dunque, un prodotto appositamente pensato e distribuito all’interno di una piattaforma virtuale di video sharing? Un “film” (virgolettato)? Una specie-di-film? Un – risatina ironica – film?
Il canale di fruizione rimane ancora, in Italia più che mai, determinante per la definizione di uno status. Non sei “proprio uno scrittore” se scrivi solo e-book, non sei “proprio un musicista” se non sei alla radio, non sei “proprio un attore” se non sei in tv. (Il contrario, invece, funziona. Eccome.)

Se il Bel Paese è praticamente fondato sulla categorizzazione, che fa comodo tanto alla critica quanto al categorizzato, altrettanto non si può dire della ‘Terra di Internet’, al contrario così vicina, per sistema e velocità con cui divinizza e distrugge, a modalità d’oltreoceano. È il pubblico a decretare le regole e la vittoria, in una democrazia tanto giusta quanto spietata.
E allora se Youtube è l’America, si può a buon diritto dire che qualcuno l’ha trovata, conquistata e ha portato a casa un riconoscimento valido, se non altro entro i suoi confini.

vittima 2

Quello in questione è un film innanzitutto perché, in quanto tale, è stato finanziato dagli utenti di internet. È in questa forma che il pubblico l’ha voluto e sostenuto. Due le campagne di crowfunding lanciate dagli autori: la prima che ha raggiunto quota circa 16mila euro, la seconda 3mila.
È un film perché con tutti i crismi del film è stato realizzato. E lo è, perché da filmmaker (della rete, ma per questo meno ‘veri’?) è stato scritto, girato, montato, distribuito.

Di chi si tratta? Beh, della posse che sbanca sul web da un bel po’: il regista è Claudio Di Biagio (aka Nonapritequestotubo), lo sceneggiatore – nonché interprete –, Luca Vecchi (del collettivo The Pills), i distributori, i The Jackal. A questi nomi, se ne aggiungono altrettanti noti al pubblico di Youtube: la fotografia è di Matteo Bruno (aka Canesecco), il montaggio di Giovanni Santonocito (aka Il Tubo di Gio), le musiche di Helio Di Nardo e Francesco Catitti (degli Electric Diorama).

Il soggetto? Leggermente ‘ruffiano’ se non si sapesse che i creatori ne sono genuinamente dei fan (non a caso il cane di uno dei due – indimenticata mascotte del canale – porta un nome vagamente allusivo): nientepopodimeno che Mr. Dylan Dog.
Arma a doppio taglio quella scelta da Di Biagio e Vecchi che, se da una parte hanno attirato gli innumerevoli appassionati dell’indagatore dell’incubo (una buona fetta del pubblico nerd), dall’altra si sono accollati la responsabilità di rimediare al disastro che la ‘cinematografia ufficiale’ aveva combinato con l’ultimo Dylan Dog – Dead of Night (un flop epocale).

vittima 3

E ci riescono? Beh, sì. I due amici (alla seconda collaborazione, dopo il lungometraggio Andarevia) costruiscono un Dylan Dog fedele alla tradizione e allo stesso tempo moderno. Una scenografia attenta e curata strizza l’occhio ai fan più scrupolosi e intriga i neofiti, la fotografia affascina e dona alle riprese un’autorevolezza e una professionalità insolita per gli “schermi del computer” ma a cui già Freaks! ci aveva abituati. L’eco di quelle atmosfere (un po’ noir, un po’ horror), la medesima ambientazione (una Roma sconosciuta agli albi di Sclavi), il cast (con Sara Lazzaro nel ruolo di Adele), non possono non suscitare un positivo effetto déjà vu in chi ha seguito la web serie di Di Biagio&Co.

Se in quel caso erano i ‘supereroi’ di Misfits ad essere trapiantati in Italia, nell’ambizioso tentativo di ricreare un genere tutto nostro, ora lo è un personaggio italianissimo per nascita ma anglosassone per fattezze e location: e se suona strana la cadenza forse appena un po’ troppo ‘romana’ che Valerio Di Benedetto attribuisce a Dylan e qualche siparietto tipico della nostra commedia, lo stile delle riprese (ricalcato sugli storyboard dei fumetti) e l’atmosfera ricreata correggono subito il tiro, regalando al prodotto un’internazionalità insperata.
Almeno Sherlock esiste per il cinema!» d’altra parte, canzona provocatoriamente Groucho/Vecchi)

Il coinvolgimento di Milena Vukotic e di Alessandro Haber (la prima molto ‘nella parte’, il secondo un po’ meno), tolgono dal film quella patina di homemade che relega ancora – a volte ingiustamente – molta produzione web ad una dimensione di serie b.
Eppure, il rischio era alto: la serie di video che raccontano il dietro le quinte, pubblicati dai ragazzi nel periodo delle riprese, se da un lato hanno aumentato l’hype e la fascinazione per il progetto, dall’altro hanno rischiato di calare protagonisti e realizzatori, che gran parte del pubblico già conosceva, in una realtà fin troppo ‘familiare’, togliendo parte del mistero.

D’altra parte il lavoro è, in questo senso, totalmente della “famiglia-rete”: a lei si è affidato, lei lo ha concepito, sviluppato, fatto nascere. Il tam tam di commenti e di interventi (per citarne uno, quello del bravo Dario Moccia con un focus sul famoso personaggio dei fumetti), hanno contribuito a farne un progetto inter-youtubiano, con collaborazioni, pubblicità e condivisioni che hanno attraversato trasversalmente la piattaforma.

vittima 4

Eppure, il successo che sta avendo anche tra i “non addetti ai lavori”, tra chi non ha seguito la lavorazione e lo scopre soltanto ora, è testimonianza del fatto che questo prodotto può forse lasciare il grembo materno e camminare con le sue gambine.
Se è vero che tutto ciò che non è concepito per il grande schermo non si può considerare ‘ufficialmente’ un film, Vittima degli eventi, tuttavia, lo è in potenza. Youtube gli sta stretto, la qualità che lo caratterizza – seppure con più di qualche pecca –, è notevole per gli standard della rete e lo dimostrano le proiezioni che stanno avendo luogo attualmente in qualche cinema dello Stivale. In fondo, il suo contenitore è soltanto una vetrina.
Il finale, ben fatto ed elettrizzante, lascia aperta la possibilità di un sequel (o di alcuni sequel, semmai il format prescelto fosse quello di una serie).

Questi youtuber l’hanno fatta fuori dal vaso? Probabilmente sì, ma perché il vaso era troppo piccolo.

About Elena Cappozzo

Dopo la laurea in Filologia Moderna a Padova, studia Film Writing a Roma. Sognando di scrivere “per”, scrive “di” (cinema) qua e là, accendendo ogni tanto un cero a San...SetBlv. Il grande schermo è il suo primo, assoluto amore ma le capita con discreta frequenza di tradirlo con quello della tv e persino con quello del pc (quella da Youtube e serie tv è in realtà una dipendenza piuttosto grave, no judging.)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *